TERMOLI. A intervenire sui social, dopo la tragedia avvenuta all’ospedale Cardarelli, è il noto infettivologo Matteo Bassetti, tra i volti più noti dopo l’emergenza Covid.
«Serve più formazione e più educazione alimentare»: l’allarme di Matteo Bassetti dopo la tragedia di Campobasso.
Di fronte alla morte improvvisa di una madre di 50 anni e della figlia quindicenne, entrambe stroncate da una sospetta intossicazione alimentare, Matteo Bassetti non usa giri di parole. «Non sappiamo ancora da che cosa sia stata causata – premette – ma è evidente che il primo pensiero va al botulino, perché così rapido e così violento può essere». Una possibilità, quella del Clostridium botulinum, che resta tra le ipotesi più temute per la sua capacità di colpire in modo fulmineo. «Si può pensare anche a un avvelenamento da funghi o ad altre tossinfezioni, come la listeria, ma è difficile che una listeriosi abbia un decorso così rapido e ingravescente».
Per l’infettivologo, la tragedia impone tre messaggi chiari. Il primo riguarda il sistema sanitario: «Bisogna lavorare sempre di più sul personale medico perché sia capace di riconoscere i sintomi di una tossinfezione, eventualmente anche del botulino». Una competenza che, secondo Bassetti, non può essere lasciata al caso: serve formazione continua, capacità diagnostica immediata, protocolli aggiornati.
Il secondo punto chiama in causa direttamente i cittadini. «Ci vuole educazione sanitaria nella preparazione e nella conservazione dei cibi», avverte. Un richiamo che diventa ancora più urgente se l’ipotesi botulino dovesse trovare conferma. «È assurdo che l’Italia risulti il Paese europeo col maggior numero di casi. Bisogna fare qualcosa di più e di diverso, soprattutto per la preparazione delle conserve casalinghe, che sono uno sport nazionale ma possono essere molto pericolose».
Il terzo messaggio è un monito collettivo: non sottovalutare mai i rischi legati alle tossinfezioni alimentari. «Di fronte a una tragedia come quella di Campobasso – conclude – dobbiamo ricordare che la sicurezza alimentare non è un dettaglio, ma una responsabilità condivisa».
EB

