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venerdì 5 Dicembre 2025
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Termoli e Stellantis: «Non dobbiamo chiedere permesso al futuro»

TERMOLI. «Non dobbiamo chiedere permesso al futuro». Lanciato sui canali social quello che possiamo definire un messaggio “provocatorio” sul futuro dell’industria e dello stabilimento Stellantis di Termoli.

La presenza di Propaganda Live e Diego Bianchi alla manifestazione di sabato scorso, 29 novembre, è stata foriera di questa riflessione.

Pierfrancesco Citriniti rompe gli indugi e lancia una proposta destinata a far discutere istituzioni, sindacati e mondo industriale. Una proposta che nasce dalla preoccupazione crescente per il destino dello stabilimento Stellantis e, soprattutto, dalla convinzione che Termoli non possa più vivere nell’attesa di decisioni prese altrove.

«Siamo arrivati a un punto – afferma Citriniti – in cui questa città deve guardarsi allo specchio e dirsi la verità. Non quella comoda, non quella che addormenta le coscienze. La verità è che Stellantis non rappresenta più una certezza per il futuro di Termoli». Parole nette, che arrivano in un momento di tensione e incertezza per centinaia di lavoratori e per l’intero indotto.

Secondo Citriniti, continuare a confidare in piani industriali che non arrivano o in tavoli che si ripetono senza risultati concreti significa condannare Termoli a un declino lento e inesorabile. «Non possiamo più permetterci il lusso di restare fermi. È finito il tempo dell’attesa. È iniziato il tempo del coraggio».

Il coraggio, per lui, ha un nome preciso: BYD. Il colosso cinese dell’elettrico, leader mondiale del settore, sta espandendo la propria presenza in Europa e cercando nuovi poli produttivi. Da qui la proposta: «Perché non essere noi a bussare? Perché non proporre a BYD l’acquisizione dello stabilimento di Termoli e degli altri siti italiani in difficoltà? Non c’è nulla di provocatorio. C’è solo la volontà di aprire una strada nuova, concreta, possibile».

Citriniti respinge anche le obiezioni più prevedibili: «Qualcuno dirà: “Ma sono cinesi”. Io rispondo che il lavoro non ha nazionalità. Il lavoro parla la lingua della dignità. E chi porta investimenti, tecnologia e occupazione merita almeno di essere ascoltato».

La visione è chiara: trasformare Termoli in un polo dell’elettrico moderno, competitivo, capace di attrarre investimenti e restituire prospettiva a una comunità che da troppo tempo vive sospesa. «Se chiamassimo BYD – sostiene – questa città tornerebbe a respirare. Gli operai tornerebbero a vedere futuro, non solo sopravvivenza. L’indotto ripartirebbe. Termoli diventerebbe un punto strategico del Mediterraneo».

Il messaggio alle istituzioni è diretto e senza filtri: «Mi rivolgo al presidente Francesco Roberti, al sindaco Nico Balice, alle sigle sindacali. È il momento di mettere questa proposta sul tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dirlo chiaramente al Ministro Urso: Termoli vuole vivere. Adesso».

Citriniti chiude con una frase che è insieme appello e sfida: «Non aspettiamo che qualcuno venga a salvarci. Chi vuole vivere deve chiedere, deve proporre, deve chiamare. E Termoli vuole vivere».

Intanto, domani sera, la voce degli operai, presenti al corteo delle sigle sindacali metalmeccaniche, avrà respiro nazionale, nel consueto appuntamento del venerdì sera sulla “7”.

EB