Non un elenco di opere, ma una promessa politica di rigenerazione urbana, culturale e identitaria
TERMOLI. C’è un momento preciso in cui una città smette di limitarsi ad amministrare l’esistente e prova, finalmente, a immaginarsi. A Termoli quel momento arriva il 23 dicembre 2025, con la firma del Piano Città degli Immobili Pubblici: un atto che segna il passaggio da una gestione frammentata del patrimonio pubblico a una visione unitaria di sviluppo urbano, fondata su rigenerazione, cultura, mare e identità.
Non è una firma rituale di fine anno. È, come viene definito più volte durante la conferenza, un “regalo di Natale” alla città, ma soprattutto l’avvio di un percorso che chiama in causa Stato, Regione, Comune e istituzioni marittime in un’unica strategia.
L’accordo viene sottoscritto dall’Agenzia del Demanio, dal Comune di Termoli, dalla Regione Molise e dalla Direzione Marittima dell’Abruzzo, del Molise e delle Isole Tremiti, alla presenza della responsabile regionale dell’Agenzia del Demanio Caterina Micossi, del sindaco Nico Balice, del presidente della Regione Francesco Roberti e del direttore marittimo, Capitano di Vascello (CP) Daniele Giannelli.
Presenti anche l’assessore regionale Michele Marone, il comandante del Porto Giuseppe Panico e una nutrita schiera di amministratori comunali, nonché imprenditori e stakeholder del territorio.
Dall’idea informale alla visione di città
Il Piano Città nasce lontano dai riflettori, da una conversazione informale, come raccontato in apertura di conferenza. Un’idea che prende forma quasi naturalmente: inserire Termoli tra le città pilota di un nuovo strumento nazionale di pianificazione urbana, superando la logica del singolo immobile per abbracciare quella dell’ecosistema urbano.
«Termoli nasce dal mare – spiega il sindaco Balice – e non poteva che partire dal mare un progetto di rigenerazione».
Da qui l’intuizione: utilizzare gli immobili pubblici dismessi o sottoutilizzati come cerniere urbane, capaci di ricucire centro storico, lungomare e porto, restituendo senso e funzione a luoghi che per anni sono rimasti sospesi, “sogni” mai realizzati.
Il sindaco parla apertamente di una linea immaginaria tracciata fin dall’inizio, una traiettoria che tiene insieme cultura, funzione e rigenerazione, e che oggi arriva a una prima, concreta “cristallizzazione” con la firma del protocollo.
Il lavoro silenzioso dietro la firma
Dietro l’atto pubblico, Balice rivendica il lavoro tecnico e amministrativo svolto in questi mesi, ringraziando lo staff comunale che ha lavorato in modo continuativo con l’Agenzia del Demanio.
Un passaggio tutt’altro che secondario: il Piano Città non nasce come operazione estemporanea, ma come processo strutturato, basato su analisi del contesto, studio dei fabbisogni e definizione di assi strategici.
«La priorità assoluta – scandisce Balice – è aumentare la cultura della città». Ed è qui che entra in scena uno degli edifici simbolo: l’ex Istituto Nautico.
L’ex Nautico: memoria, futuro, comunità
L’ex Nautico non viene raccontato come un semplice contenitore da riutilizzare, ma come luogo identitario. Un edificio che ha segnato la vita di intere generazioni di termolesi, legate al mare, alla navigazione, al lavoro.
L’idea è ambiziosa: trasformarlo in teatro e biblioteca, ma non in senso tradizionale. Una biblioteca “vissuta”, con caffè letterario, spazi di aggregazione, luoghi per startup culturali e creative. Un presidio permanente di inclusione e innovazione.
«La nostra strategia politica – chiarisce il sindaco – si fonda su tre parole: sostenibilità, inclusione, innovazione. Oggi queste parole diventano progetto».
Il quadro nazionale e il saluto del MEF
A rafforzare il peso istituzionale dell’iniziativa arriva il saluto del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, letto durante la conferenza.
Il MEF riconosce nel Piano Città di Termoli un esempio concreto di superamento dell’approccio sul singolo immobile, a favore di una visione strategica di sviluppo urbano, in cui la valorizzazione del patrimonio pubblico assume una valenza economica, ambientale e sociale.
Un modello di collaborazione tra Stato ed enti territoriali che rafforza il ruolo degli immobili pubblici come leva di crescita, servizi e qualità urbana.
Roberti: “Gli immobili identitari non si abbattono, si tramandano”
Il presidente della Regione Molise Francesco Roberti entra nel merito politico e culturale del Piano, parlando di sinergia istituzionale come unico antidoto allo spreco e all’abbandono del patrimonio pubblico.
Il suo intervento ruota attorno a un concetto chiave: l’identità.
Quando un immobile racconta la storia di una comunità, non può essere cancellato senza perdere memoria collettiva.
«L’ex Nautico – ricorda – ha formato intere generazioni. Se lo abbatti e costruisci una palazzina, perdi il racconto. Se lo rigeneri, lo tramandi». Lo stesso vale per l’ex Caserma, edificio degli anni ’40 legato alla storia portuale e marittima della città.
Rigenerare, per Roberti, significa tenere insieme ambiente, clima, vocazione turistica e identità, evitando operazioni neutre o slegate dal contesto.
Il porto come infrastruttura urbana
Un passaggio centrale riguarda il ruolo della Direzione Marittima. Il Capitano di Vascello Daniele Giannelli sottolinea l’importanza della partecipazione delle Capitanerie di Porto al Piano, non solo per esigenze logistiche e funzionali, ma come parte integrante del processo di valorizzazione urbana.
La riqualificazione della Capitaneria di Porto di Termoli, già in fase avanzata, viene indicata come primo esempio concreto di rigenerazione: recupero dell’edificio esistente, efficientamento energetico, funzionalità moderna senza consumo di suolo.
Un modello replicabile, che dimostra come si possa innovare senza cancellare.
Micossi: “Il Piano Città non è un progetto, è una promessa”
È l’intervento di Caterina Micossi a dare profondità strategica all’intera operazione. La responsabile regionale dell’Agenzia del Demanio racconta il Piano Città come strumento di pianificazione integrata, già adottato in 28 città italiane, con l’obiettivo di arrivare ad almeno 65 entro il 2028.
Termoli, sottolinea, entra in questo percorso non per caso: «Una città matura, con una forte identità, che cerca qualità, cultura e futuro».
Il Piano individua assi strategici chiari:
- rigenerazione urbana e mix funzionale
- tutela dell’identità storico-culturale
- rafforzamento della vocazione marittima
- sostenibilità ambientale ed energetica
- accessibilità universale e partecipazione sociale
Il mare, a Termoli, «non è un confine ma un ponte». Da qui la centralità del waterfront, dei trabucchi, delle aree demaniali costiere e retroportuali, pensate come spazi di relazione, mobilità dolce, inclusione e sviluppo economico, anche attraverso il partenariato pubblico-privato.
I nove immobili e il tavolo tecnico permanente
Il Piano parte da un portafoglio iniziale di nove immobili – cinque statali, tre comunali e uno di Autostrade per l’Italia – ma resta aperto a integrazioni future.
Elemento decisivo è l’istituzione di un tavolo tecnico permanente, che supera la frammentazione delle competenze e costruisce una governance condivisa degli immobili pubblici.
«Il Piano – conclude Micossi – non è imposto. È della città. Crescerà con il contributo dei cittadini».
Un nuovo capitolo per Termoli
Con la firma del Piano Città degli Immobili Pubblici, Termoli non inaugura un semplice elenco di interventi. Apre un capitolo politico e urbano, in cui il patrimonio pubblico diventa strumento di racconto, coesione e futuro.
Un percorso che parte dal mare, attraversa la memoria e prova a restituire alla città spazi vivi, riconoscibili, condivisi.
Non un punto di arrivo, ma l’inizio di una sfida dichiarata.
Emanuele Bracone













