TERMOLI. Il sorriso che ancora oggi appare sulla foto del suo necrologio, e che a noi sembra tristemente più lontano, è lo stesso sorriso che ci accompagnava ogni mattina nei nostri quotidiani incontri sul Corso Nazionale. Puntuali come orologi svizzeri, dalle otto alle nove, ogni giorno, esclusa la domenica. Era quasi un rito. Un appuntamento che sapeva di amicizia, di leggerezza, di vita vera.
È questo il ricordo più nitido che resta di Nicola Camaioni, imprenditore di successo, consigliere comunale, uomo presente e protagonista della sua città, ma soprattutto anima genuina di quella compagnia di “mattacchioni” in cui si ritrovava un intero spaccato sociale: medici, avvocati, imprenditori, assicuratori, giornalisti, giornalai, parrucchieri. Un gruppo goliardico, vivo, colorato, unito da ingredienti semplici e preziosi: la battuta sempre pronta, qualche sana presa in giro, progetti improvvisati di pranzi e cene, partite di padel, discussioni animate e quella straordinaria leggerezza che rendeva ogni mattina speciale.
Poi arrivarono gli anni, come arrivano sempre, e con essi nuove responsabilità, nuove strade, nuove inquietudini. Nicola, come anche l’amico Jo, iniziò a guardare alla politica con maggiore convinzione. In tempo di elezioni era quasi divertente ascoltare le loro arringhe, assistere ai capannelli che si formavano, alle discussioni accese, ai sorrisi complici. Alla fine furono eletti, e Nicola ci riuscì davvero: divenne consigliere comunale, con quella sua dialettica forbita, elegante, capace spesso di convincerti, di trascinarti, di farti vedere le cose da un’altra prospettiva.
Poi il lavoro, la politica, la chiusura del nostro storico punto di ritrovo – l’edicola di Corso Eureka – fecero lentamente diradare quegli incontri. Il gruppo, da una ventina, si ridusse a tre o quattro anime. Anche lui e sua moglie, la dottoressa Elvira Cordisco, pediatra amata e instancabile, sempre senza orari e sempre disponibile, cominciarono a farsi vedere meno. Lui diviso tra lavoro e impegni pubblici, lei in prima linea per i bambini della nostra città, che ha visto crescere – compresi i miei figli e poi le mie nipoti – diventando parte silenziosa ma fondamentale delle nostre famiglie.
Oggi, di fronte alla notizia della sua morte, capiamo forse anche quei silenzî, quelle assenze, quei vuoti improvvisi che non avevamo voluto leggere fino in fondo. Nicola era un personaggio spumeggiante, affabile, diretto. Quando scherzava lo faceva con tale serietà che si rischiava sempre di credergli fino in fondo. Era fatto così: vero, autentico, presente. Un uomo che lasciava il segno senza volerlo, solo con il suo modo di essere.
Fa strano, anzi fa male, sapere che oggi non c’è più. Lui, così giovanile nello spirito, così pieno di vita e di progetti, sembra impossibile immaginarlo lontano da questo mondo. Eppure, tra poche ore, tornerà nella sua città, dove lo accoglierà tanta gente per l’estremo saluto. Tra loro ci sarà sicuramente anche quella vecchia combriccola dell’edicola, del caffè delle otto, delle chiacchiere libere e scanzonate, delle mattine passate sotto il sole, la pioggia, il vento, in estate e in inverno, ogni santo giorno per quasi un’ora, a condividere storie, sogni e risate.
Tutto questo oggi ci mancherà ancora di più. Ci mancherà lui, ci mancherà quel tempo semplice e umano che insieme abbiamo vissuto.
Buon viaggio, Nicola.
Un abbraccio sincero a tua moglie, la dottoressa Elvira, ai tuoi figli e a tutta la tua famiglia.
Resterai nei ricordi, nelle parole, in quei sorrisi che nessuna distanza potrà mai cancellare.
Michele Trombetta

