giovedì 15 Gennaio 2026
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Mercoledì mattina l’autopsia sulle salme della 15enne e della madre

CAMPOBASSO. Le indagini sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, entrano nella fase decisiva.

La pista della possibile contaminazione alimentare, forse legata a farine entrate in contatto con sostanze tossiche come il veleno per topi, è oggi una delle ipotesi al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di ricostruire con precisione l’origine del malore fulminante che ha colpito madre e figlia nella loro abitazione di Pietracatella. La Procura di Campobasso ha aperto un fascicolo e domani mattina, alle 9, all’ospedale Cardarelli, saranno eseguite le autopsie, considerate esami irripetibili e cruciali per definire il quadro clinico e tossicologico.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti cinque medici: tre del Pronto Soccorso del Cardarelli – due di origine venezuelana e un italiano – e due della Guardia Medica di Campolieto. Le ipotesi di reato spaziano dall’omicidio colposo alle lesioni colpose, fino alla responsabilità medica, con l’obiettivo di verificare eventuali omissioni o ritardi nella gestione delle due pazienti.

Per chiarire la dinamica clinica e individuare con esattezza la fonte di innesco, cioè l’agente causale che ha determinato la patologia fatale, la Procura ha nominato come consulenti il medico legale Benedetta Pia De Luca e il gastroenterologo Francesco Battista La Terza. La famiglia Di Vita, invece, si è affidata agli avvocati Arturo Messere e Paolo Lanese, che a loro volta hanno incaricato un proprio consulente tecnico: il professore Marco Di Paolo, dell’Università di Pisa.

Parallelamente, proseguono a ritmo serrato gli accertamenti dell’Asrem e della Polizia giudiziaria. L’Istituto Spallanzani di Roma è stato coinvolto per ottenere una diagnosi definitiva, mentre all’Istituto Zooprofilattico sono stati inviati gli alimenti sequestrati nel frigorifero della famiglia: vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi confezionati, consumati il 24 dicembre. Sono in corso verifiche anche su un fungo velenoso rinvenuto in casa, ma al momento non ci sono certezze.

Gli inquirenti, tuttavia, guardano con maggiore attenzione ai pasti del 23 dicembre. Non è invece noto cosa sia stato mangiato la sera. Esclusa la pista del botulino, ritenuta incompatibile con il quadro clinico e con la sincronicità dei sintomi manifestati da madre e figlia.

Il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, ha parlato di un “sospetto caso di tossinfezione”, precisando che la causa potrebbe essere di natura alimentare o chimica, e che non è escluso che la sostanza responsabile sia stata ingerita o inalata. Resta un elemento chiave: al pranzo e al cenone della Vigilia avevano partecipato altre 16 persone, nessuna delle quali ha accusato sintomi, circostanza che spinge gli investigatori a restringere il campo temporale e alimentare.

Domani le autopsie potrebbero fornire le prime risposte concrete, in un’indagine che sta scuotendo l’intera comunità e che ora punta a ricostruire, minuto per minuto, l’ultima giornata di Sara e Antonella.

EB