mercoledì 21 Gennaio 2026
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Il Risorgimento visto dal Mezzogiorno: la lezione di Patrizia Morlacchi tra storia, conflitti e rimozioni

TERMOLI. Il Risorgimento visto dal Mezzogiorno: la lezione di Patrizia Morlacchi tra storia, conflitti e rimozioni.

Una sala attenta, quella dell’Auditorium di via Elba, nella serata di martedì 16 dicembre, che ha partecipato in modo affollato per la presentazione del saggio storico di Patrizia Morlacchi «L’assalto alle Due Sicilie. La riduzione del Mezzogiorno a colonia interna». Un incontro che non si è limitato a illustrare un libro, ma ha aperto una vera e propria fenditura nella narrazione tradizionale del Risorgimento, riportando al centro le fratture, le resistenze e le contraddizioni che hanno segnato il destino del Sud, dialogando con Simone Coscia.

In platea anche esponenti di rilievo, della società civile e del panorama culturale, con ex sindaci, amministratori locali regionali ed ex parlamentari, nonché del mondo scolastico, oltre a una nutrita delegazione del gruppo “Pro Costituzione”.

Un Risorgimento tutt’altro che lineare

La ricostruzione proposta da Morlacchi – e approfondita nel lungo resoconto dell’incontro – mostra un quadro lontano dall’epica unitaria che per decenni ha dominato i manuali. Il Piemonte sabaudo, spesso rappresentato come modello di stabilità istituzionale, appare invece come un piccolo Stato che riuscì a mantenere lo Statuto Albertino soprattutto grazie alla fedeltà dinastica della nobiltà e dell’esercito. Una fedeltà che mancò invece nel Regno delle Due Sicilie, dove le grandi famiglie aristocratiche, distribuite in un territorio vastissimo e frammentato, non riconobbero mai pienamente l’autorità borbonica.

La Sicilia, in particolare, emerge come un nodo irrisolto: ribellismo cronico, resistenze al centralismo napoletano, continue richieste di autonomia. La Costituzione concessa nel 1848 durò lo spazio di poche settimane, travolta da spinte divergenti e da un’instabilità che rendeva impossibile qualsiasi riforma duratura.

Il ruolo dell’Inghilterra: rivalità, pressioni e la guerra degli zolfi

Uno dei passaggi più forti dell’incontro riguarda la rivalità anglo-borbonica. L’Inghilterra, già padrona del Mediterraneo grazie ai presidi di Gibilterra, Malta e Minorca, guardava con crescente fastidio alla crescente autonomia economica del Regno delle Due Sicilie, soprattutto dopo la ricostruzione della flotta e il rilancio dei commerci voluto da Ferdinando II.

Il conflitto esplose con la celebre guerra degli zolfi del 1837: la decisione borbonica di affidare a una società francese il monopolio dello zolfo – di cui la Sicilia era il principale produttore mondiale – scatenò la reazione britannica. Navi da guerra inglesi si presentarono davanti ai porti siciliani, imponendo con la forza la cancellazione del monopolio. Un’umiliazione diplomatica che segnò profondamente i rapporti tra Napoli e Londra.

Neutralità obbligata e fragilità geopolitica

Ferdinando II, spesso giudicato con superficialità, emerge nel racconto come un sovrano consapevole dei limiti del proprio Stato. Legato all’Austria per matrimonio, alla Russia per interessi commerciali e costretto a convivere con la pressione inglese e francese, scelse una linea di neutralità nelle grandi crisi internazionali dell’epoca: dalla guerra di Crimea ai conflitti dinastici spagnoli. Una scelta dettata più dalla necessità che dalla volontà.

Il caso Cavour: una genealogia tra debiti, matrimoni e ascesa sociale

La parte finale del resoconto si concentra sulla famiglia Cavour, offrendo un ritratto sorprendente e poco noto. I Cavour, lontani dall’immagine di nobiltà solida e agiata, attraversarono nel Settecento una lunga crisi economica, culminata nella perdita – e nel costoso riacquisto – del titolo marchionale. Il nonno di Camillo Benso “Cavour”, oberato dai debiti, riuscì a risollevarsi solo grazie al matrimonio con una giovane e ricchissima nobildonna savoiarda, Filippina de Sales, che portò in dote una fortuna e una gestione oculata del patrimonio familiare.

Da questa unione nacque Michele, padre dello statista, che grazie a nuove alleanze economiche e commerciali poté acquistare la grande tenuta di Lucedio, preludio all’ascesa definitiva della famiglia nell’élite piemontese.

Una lettura che riapre il dibattito

La presentazione del libro di Patrizia Morlacchi ha offerto alla città di Termoli un’occasione preziosa: rimettere in discussione certezze consolidate e interrogarsi sulle radici profonde delle disuguaglianze territoriali che ancora oggi segnano l’Italia. Il Risorgimento, visto dal Mezzogiorno, non è una marcia trionfale ma un processo complesso, fatto di pressioni internazionali, conflitti interni, scelte obbligate e narrazioni costruite.

Un confronto che non appartiene solo al passato, ma continua a parlare al presente.

EB