giovedì 22 Gennaio 2026
Cerca

Luci di Natale: viaggio nel cuore del borgo tra arte, fede e ricordi

COLLETORTO. Luci nel borgo in occasione del Natale. È chiaro l’invito al rientro e a visitare in questo momento il paese. L’itinerario si presenta, come sempre, accogliente. In questo caso il tratto da percorrere è breve. Dalla chiesa dedicata a Sant’Alfonso dei Liguori, autore del canto natalizio più noto, «Tu scendi dalle stelle», si scende comodamente verso il centro. La scalinata del monastero apre la scena fino al nucleo più antico del paese, di certo per far conoscere i monumenti più salienti.

Si tratta di un percorso singolare, che incuriosisce chi raggiunge per la prima volta il “paese dell’olio”, tra tanti frammenti di arte, di valori e di storia. Nell’occasione brillano le luci della speranza senza dare fastidio. Sono calde e s’intonano all’ambiente circostante. Si accendono pertanto in un cammino da seguire che mette al centro i valori della persona e il calore di cui tutti hanno bisogno.

A partire dall’albero di Natale, tessuto a mano accanto alla fontana, i bagliori notturni rendono luminosi l’ampio corso, i marciapiedi di pietra, la torretta borbonica e gli scorci in ombra, talvolta nascosti. La magia di un Natale sobrio e tranquillo è proprio qui.

Inaspettatamente il paese è uno spazio di benessere. Silenzioso. Dove si avverte forte il racconto di te stesso; l’ambiente solitario invita senz’altro a fare meglio. In questo clima di vita normale, divenuto altrove sempre più raro, come un tempo i bambini possono giocare liberamente per strada. Col naso all’insù è possibile leggere i consigli del cielo e contare ancora le stelle.

Cresce poi l’ammirazione fino alla torre, che svetta orgogliosa sul borgo con le sue luci luminose e la sua corona di merli. Qui, dove mancano le voci, la filosofia dell’assenza rafforza non pochi sentimenti. Sussultano i luoghi del cuore. Ogni pietra regala una forte emozione. La vita semplice invita a restare per ricercare i propri legami. Di nascosto richiama chi da tempo vive lontano.

Lungo il percorso più volte rifiorisce l’attesa. Si condivide l’amore più bello di una storia che lascia il segno, frutto prezioso di un racconto cristiano che resiste nel tempo. Via via il ritmo prosegue nel suo andamento. A passi lenti.

Negli angoli disabitati riecheggiano scene d’altri tempi. Lungo il tragitto qualcuno si ferma. Da solo ricorda. Torna indietro per osservare in silenzio. Di certo ripensa alle esperienze di ieri e a quelle famiglie partite con una valigia leggera.

Dopo il monumento ai caduti, la magia del Natale si accende grazie al presepe di legno. Si tratta di una bella scena accanto al portale della Chiesa del Purgatorio, in pieno centro. Fa riflettere. Qui sale il canto di una pace che non c’è. Ci sono troppe guerre in giro che ammazzano brutalmente tanti bimbi innocenti. Se si continuano a massacrare la gente e l’ambiente, vuol dire che l’uomo dalla storia non ha imparato proprio niente.

Mentre si prosegue, le antiche architetture incorniciano non poche storie di ieri. Bisogna varcare la “Porta nova” per addentrarsi nel cuore silenzioso del borgo, dove s’intrecciano i vicoli stretti. Dopo l’arco della sacrestia, simile a un passaggio segreto, risplende l’immagine più felice: quella della torre angioina tra la canonica, il Palazzo Marchesale e la Chiesa del Battista.

All’interno della parrocchiale un bel presepe tradizionale annuncia, tra tanti sussurri, l’arrivo del Messia. Nella quiete si avverte la voce di un profondo messaggio solidale, in difesa della pace e di ogni vita che nasce.

Tra arte e fede, un bel viaggio in definitiva dentro al paese. Per cercare e cercarsi. Per ritrovarsi. Metafora della vita che passa. Un giro da fare dunque nel cuore del borgo. A piedi. Anche laddove le abitazioni sono vuote. Perché nella dimensione dell’intimo tante presenze si rimettono in piedi.

La memoria sostiene questo intelligente lavoro. Senza corpo fa rivivere dentro di sé tanti fatti, tante cose e tantissime persone. La memoria è la culla del sapere. È la cura di ogni ferita in vista di un futuro migliore per l’uomo.

Tra i ricordi ricompare il messaggio dell’antico presepe che un tempo si faceva nella chiesa del convento: «Venite adoremus». Tra le luci soffuse il cammino dei pensieri rincuora. Nei luoghi del cuore non ti lascia mai solo.

Luigi Pizzuto