TERMOLI. Come si giocava una volta?
Quando i bambini di una generazione certamente non tecnologica come quella attuale riuscivano a divertirsi molto – e forse anche più di oggi – non avevano costosissimi aggeggi infernali dove non serve spremersi le meningi: basta avere un po’ di dimestichezza e sei a cavallo.
Ai nostri tempi, invece, dovevi anche sforzare un po’ d’ingegno per attrezzarti con qualche strumento giocoso, crearti lo strumento, calibrarlo al punto giusto per farlo funzionare.
Per questo primo appuntamento voglio ringraziare Nicolino Cannarsa, che ha scritto un libro che è una vera e propria enciclopedia dei giochi di una volta, ma non solo: anche tante altre cose che in quei tempi passati si facevano pur avendo poco e nulla a disposizione. Il libro, che vi invitiamo a procurarvi, si intitola “Attuorn’ u Vrascire” (Attorno al braciere).
Il primo gioco popolare che prendiamo in esame si chiama “A Mazz e Cuzz” (La mazza e il picchetto). Si badi bene: questo gioco non si faceva solo a Termoli. Io, che ho abitato a Milano, lo vedevo giocare comunque e si chiamava Lippa; in Liguria si chiama “La Lippa”, in Campania “Mazza e Peuze”, in Piemonte “La Rella”, a Verona “Pisticchio”, in Puglia “Mazza e Spizzingulu”, in Sicilia “A Mangiugghia”, ecc.
Se vogliamo, questo gioco lo possiamo paragonare – con i vari distinguo – a una sorta di baseball dei poveri.
Per giocare, si fa un cerchio all’interno del quale si piazza un picchetto di legno appuntito alle due estremità. Con una piccola mazza di legno lo si colpisce cercando di lanciarlo il più lontano possibile, pur di non farlo prendere dagli altri partecipanti al gioco, situati distanti dal cerchio.
Se il picchetto lanciato non viene afferrato da nessuno, il lanciatore lo recupera e, dopo averlo appoggiato sulla mazza, cerca di farlo rimbalzare su di essa senza farlo cadere per terra. Segna poi i numeri dei rimbalzi come fossero punti.
Qualora il picchetto venga afferrato, esso viene rilanciato nel cerchio con la speranza che non venga colpito dal lanciatore. Se non viene colpito e cade per terra, il lanciatore viene sostituito da chi ha fatto centro, e il gioco continua con le stesse modalità.
Come dicevamo all’inizio, e come ci conferma anche il libro di Nicolino Cannarsa, Mazze e Cuzze, o La Lippa, come dir si voglia, si può benissimamente considerare l’antenato dello sport nazionale americano: il baseball.
Michele Trombetta




