venerdì 23 Gennaio 2026
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Memoria e futuro dell’arte contemporanea al Macte

TERMOLI. Un sabato pomeriggio al MACTe può diventare molto più di un appuntamento culturale: può trasformarsi in un attraversamento, un varco, un esercizio collettivo di memoria e di futuro. È ciò che è accaduto ieri, quando le sale del Museo d’Arte Contemporanea si sono riempite di parole, ricordi, domande e visioni, restituendo alla città un frammento prezioso della sua storia artistica e del suo rapporto – spesso complesso, spesso irrisolto – con la contemporaneità. Due ore intense, scandite da un dialogo promosso dalla direttrice del Macte, Caterina Riva, con Marcella Russo, che ha mostrato come l’arte non sia soltanto produzione di opere, ma un ecosistema fatto di ricerca, relazioni, tentativi, fallimenti, intuizioni, incontri e soprattutto coraggio: il coraggio di osare, di sbagliare, di riprovare, di immaginare ciò che ancora non esiste.
Al centro del confronto, inevitabilmente, il Premio Termoli, uno dei pilastri identitari della città e uno dei riferimenti storici del panorama nazionale. Da lì è partita la testimonianza di Marcella Russo, che ha riportato il pubblico al 1993, quando giovanissima partecipò all’organizzazione della XXXVIII Mostra Internazionale di Arte Contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva, figura cardine della critica italiana e internazionale. Un ricordo che non è stato semplice nostalgia, ma un modo per rimettere a fuoco un’epoca in cui Termoli era attraversata da energie nuove, da un fermento che univa istituzioni, artisti, curatori e cittadini in un unico movimento culturale.
Il dialogo ha toccato nodi cruciali: il ruolo della comunicazione nell’arte, la necessità di costruire narrazioni accessibili senza rinunciare alla complessità, le strategie per coinvolgere pubblici diversi – professionali, locali, giovani, curiosi, scettici – e la sfida, sempre aperta, di trasformare un museo in un luogo vivo, permeabile, abitato. Perché l’arte, quando resta chiusa nelle sue stanze, smette di respirare; quando incontra le comunità, invece, si rigenera.
«Non ho studiato, non ho titoli, ma ho vissuto tutto sul campo. Eravamo giovani sprovveduti con tanta voglia di fare», ha ricordato Russo. Una frase che ha attraversato la sala come un manifesto generazionale, un invito a riconoscere il valore dell’esperienza, dell’intuizione, della pratica quotidiana. Una “voglia di fare” che l’ha accompagnata per oltre trent’anni, dagli esordi con Fuori Uso nei primi anni Novanta – uno dei progetti più radicali e innovativi dell’arte contemporanea italiana – all’apertura di una galleria a Pescara, alla guida dell’Associazione Culturale Grand Hotel, fino alle esperienze dell’Aurum e della Fabrica, luogo che molti ricordano come discoteca ma che, per un periodo, fu anche laboratorio creativo, spazio di sperimentazione, crocevia di linguaggi.
Nel 2006, con il progetto “Il vuoto al centro”, Russo ha firmato un ulteriore momento di rottura e riflessione, confermando la sua capacità di intrecciare arte, spazi e comunità, di leggere i territori come organismi vivi, di trasformare luoghi marginali in luoghi di senso.
Il pomeriggio al MACTe è stato dunque un’occasione preziosa per ascoltare storie che intrecciano arte e territorio, memoria e futuro, Termoli e il mondo. Un’occasione per ricordare che l’arte vive davvero quando incontra le persone, quando si lascia attraversare, quando diventa racconto condiviso e non semplice ornamento.
Eppure, resta una domanda che non può essere elusa: perché l’arte continua a essere percepita come espressione elitaria e selettiva? Se nasce dal basso, se si nutre di comunità, se parla di noi e a noi, perché spesso non viene vissuta né coltivata dal popolo? Perché agli incontri, ai laboratori, alle presentazioni, ai dialoghi partecipano sempre “i soliti”? Perché si preferisce il centro commerciale a un momento di conoscenza, di ascolto, di bellezza condivisa? È un problema di linguaggio, di abitudini, di educazione culturale, di fiducia? O forse è la prova che la distanza tra istituzioni e cittadini non è ancora stata colmata?
Domande aperte, che non cercano risposte immediate ma che devono continuare a circolare, soprattutto in una città che possiede un museo, una storia, un premio, una comunità creativa e un potenziale ancora in parte inespresso.
Il MACTe tornerà a essere spazio di confronto nel gennaio 2026, con un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea. L’ingresso sarà, come sempre, gratuito. La cittadinanza è invitata a partecipare, a esserci, a prendersi il proprio posto dentro la cultura della città. Perché l’arte non è mai altrove: è qui, quando decidiamo di incontrarla.

EB