venerdì 23 Gennaio 2026
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Musacchio e il popolo “catabatico”: una serata di storie e musica a Portocannone

PORTOCANNONE. Stavolta l’iniziativa organizzata dall’assessore alla Cultura Valentina Flocco, ideatrice dei “Dialoghi d’autore”, a Portocannone, ha fatto davvero centro, più di altre occasioni. Perché quando ci sono le radici alla base delle serate di cultura, l’atmosfera è coinvolgente, anzi, effervescente.

Poltrone occupate, panche affollate, persino uno sgabello dimenticato nello sgabuzzino ha trovato posto”, ieri nell’auditorium della John Dewey di Portocannone. Il pubblico ha respirato curiosità e attesa: amici, familiari, artisti, professori e il misterioso popolo “catabatico”, Zi Cosmuccio, Zi Bernardo, Zi Siluro, Zia Fedora e il Cavalier Rrveno, tutti sistemati attorno, pronti a osservare, proteggere e sorridere. Perché l’unico nemico che Musacchio temeva davvero era se stesso.

Al centro della scena, Teodoro Musacchio ha preso il microfono. Le sue parole hanno colpito e accarezzato, rimbalzando tra ironia, iperboli e paradossi. Ha raccontato la sua infanzia, i sogni di scrittore, le poesie dedicate alla professoressa Annamaria Rampa. Ha parlato dell’ammirazione per l’Iliade, dei fallimenti scolastici, delle disfatte alle medie e al liceo, dei tre e del due finale che pesavano come piombo. Poi ha narrato il miracolo della scrittura: un dono sbocciato a cinquant’anni, improvviso, potente, inatteso. Ogni frase muoveva il pubblico, ogni racconto invitava a tornare nei luoghi dell’anima.

Musacchio ha spiegato che la letteratura è una liberazione dell’anima, non delle categorie logiche. Ha mostrato come si usino iperboli, paradossi, rovesciamenti di senso: le bombe di pulcini, la tristezza che rende felici, l’innamoramento per la polvere mentre si legge Pessoa. Ha raccontato che la scrittura è un divertimento totale, dove autore, lettore e personaggi diventano parte della stessa commedia.

La musica ha accompagnato i racconti: Rosanna Fanzo alla nyckelharpa, Remo Ianniruberto al violoncello e Paolo Castellitto al violino. Le note hanno danzato con le parole, mentre sullo schermo scorrevano immagini d’epoca dell’Archivio di Francesco Ciccarelli, fornite da Gioacchino Occhionero, che riportavano in vita piazze, volti e momenti di un tempo lontano.

Gli ospiti hanno aggiunto altri colori alla serata: Alessandro Venerus ha parlato con voce calda e coinvolgente; la poetessa Crisalide ha sottolineato la delicatezza dei racconti e la loro originalità; Gianni Musacchio con la moglie Miskey hanno osservato e sorriso; il professor Matteo Imbriani ha proiettato un collage di immagini e citazioni dai racconti, trasformando i frammenti del libro in un mosaico visivo che catturava tutti.

Il pubblico ha seguito ogni parola, ogni nota, come se la vita stessa dipendesse da quei racconti.

La preside Immacolata Lamanna ha preso la parola e ha chiuso con un discorso intenso e vibrante. Il sindaco Francesco Gallo ha portato i saluti ufficiali e ha ringraziato l’autore per la magia creata. Applausi, risate, qualche lacrima trattenuta e occhi lucidi: la serata respirava vita, bellezza e condivisione.

Musacchio ha annunciato altri appuntamenti: la serata della Meraviglia a Campobasso e un evento a Campomarino. Le sue storie non si sono lette, non si sono ascoltate, non si sono raccontate soltanto… si sono vissute, respirate, sentite sotto pelle. E Portocannone lo ha saputo: quella serata è rimasta dentro chi c’era, un ricordo vivo, indimenticabile, irresistibile.