MONTENERO DI BISACCIA. Ci sono luoghi dove il Natale non è solo una festa, ma un ricordo vivo che si rinnova ogni anno tra storia, fede e comunità.
A Montenero di Bisaccia, nel cuore del Basso Molise, la 42ª edizione del Presepe Vivente non è una semplice rievocazione: è un ritorno al tempo delle origini.
Noi di Termolionline abbiamo attraversato le antiche grotte arenarie che fanno da scenografia alla rappresentazione.
Spazi scavati nella roccia, modellati dal vento e dal tempo, che custodiscono un’eredità capace di incantare da generazioni famiglie, visitatori e pellegrini. Già all’ingresso del paese si respira un’atmosfera diversa. Montenero accoglie con calore, trasformandosi nella capitale di un Natale autentico e partecipato.
Un efficiente servizio navetta collega la piazza centrale all’inizio del percorso, garantendo un flusso ordinato e sicuro di visitatori. La Protezione Civile presidia ogni snodo, un’ambulanza del 118 Molise resta pronta per ogni necessità.
Tutto scorre con serenità, grazie al lavoro silenzioso dei volontari, le stesse mani generose dei figuranti che danno vita alla scena.
Superata la soglia delle grotte, il presente sfuma. Le luci si abbassano, l’aria profuma di paglia e di erbe pestate a mortaio.
La roccia nuda diventa teatro di un presepe che parla di essenza, non di apparenza. Il percorso si snoda tra scene di vita quotidiana raccontate con cura: il mercato brulica di voci e di gesti, con banchi di ortaggi, legumi, cesti di vimini e bilance d’altri tempi.
Nelle botteghe il tempo riprende a scorrere tra mani sapienti: il vasaio plasma l’argilla, il fabbro batte il ferro incandescente, la tessitrice intreccia fili e storie.
Poco più in là, l’erborista prepara essenze e rimedi naturali, mentre il banco del “Mercato” colora l’aria di spezie, pane e calore umano.
E poi, la Natività. In una grotta semplice e raccolta, Maria e Giuseppe vegliano sul bambino. Nulla di scenografico, solo la purezza del momento: paglia, pietra e silenzio.
Qui l’umiltà diventa sacro, e lo sguardo dei visitatori si fa preghiera. Ma il presepe è anche incontro. Nella locanda, le locandiere offrono vino e scarpelle, tra travi in legno e sorrisi sinceri.
In un’altra grotta, uomini seduti attorno a una tavola povera rievocano la convivialità di un tempo: un brindisi, una risata, la semplicità delle piccole cose. Costumi in lino e lana, arredi in pietra viva, luci soffuse e strumenti d’epoca compongono un’esperienza immersiva che non si osserva soltanto, si vive.
A Montenero di Bisaccia, il Natale non si guarda: si attraversa. E quando si risale alla luce della sera, sotto la luna del Basso Molise, resta la sensazione di aver toccato qualcosa di raro: un frammento di storia che continua a brillare.
Eliana Ronzullo















