TERMOLI. A Termoli, quando dicembre accende le luci e l’aria sa di attesa, c’è un luogo che non è semplicemente uno showroom. È un rifugio dell’anima. È il mondo di Silvio Marroni, imprenditore per mestiere, presepista per vocazione, artista per destino.
Ogni anno Silvio non rifà un presepe. Ogni anno ne inventa uno nuovo, come se il Natale non potesse mai essere uguale a sé stesso. Come se la Natività avesse ancora mille storie da raccontare. E quest’anno, più degli altri, quel racconto vale doppio. Perché Silvio, quest’anno, ha dovuto lottare.
Problemi di salute seri, di quelli che ti fanno pensare: «Forse non ce la faccio».
E invece no. È stato più forte delle difficoltà fisiche, più testardo del dolore, più innamorato della sua arte di qualsiasi paura. Anche se i giorni erano pochi, anche se la mostra – che di solito nasce il sabato prima di Natale – ha rischiato davvero di non vedere la luce, Silvio ha detto una sola cosa, senza dirla a voce: «Il Natale non si può togliere alle persone».
E così, anche quest’anno, le porte si sono aperte. E chi è entrato… è entrato in un’altra dimensione.
Ci sono i presepi classici, quelli che parlano la lingua della tradizione, con personaggi curati fino all’ultimo dettaglio, vivi, veri.
C’è uno spaccato di Civitacampomarano, riprodotto in scala con una fedeltà che commuove: ogni vicolo, ogni pietra, ogni ombra racconta una memoria collettiva.
Poi c’è il presepe family, forse il più tenero. Silvio è San Giuseppe, con orgoglio e sorriso. Ci sono la moglie, la sorella, i figli. Ci sono gli amici veri, quelli della vita quotidiana: Giovanni D’Adamo, identico, davvero impressionante; il dottor Roberto Regnoli; il collaboratore della sala gessi dell’ospedale; un altro amico comune, Piero Di Ioia. Un presepe che non idealizza: abbraccia.
Un presepe che dice una cosa semplice e potentissima: la Sacra Famiglia è ovunque ci sia amore.
E poi arrivano le sorprese. Quelle che fanno brillare gli occhi ai bambini… e anche agli adulti che hanno il coraggio di tornare bambini.
Un presepe-gioco che riproduce meccanicamente una corsa di cavalli, con tutti i crismi di una vera competizione.
Un altro che è una geniale reinterpretazione del gioco dell’oca, trasformato in corsa ciclistica, dove una ruota decide se andare avanti o tornare indietro. Gioco, arte, fantasia. Natale che ride.
Ma il capolavoro assoluto… quello che ti prende e non ti molla più… è il presepe arabo. Una stanza intera. Un giorno intero che scorre davanti agli occhi. L’alba che nasce lenta. La città che si sveglia, con tutti i suoi rumori, con le voci, i suoni, la vita. La preghiera del muezzin che risuona, solenne, profonda. Il temporale improvviso, con lampi e tuoni che scuotono il cielo. E poi la notte. La stella cometa che illumina il cammino dei Re Magi. Il tempo che si ferma. Il silenzio che parla.
Lì dentro non guardi un presepe. Ci vivi dentro.
Chi entra nello showroom presepiale di Silvio Marroni ne esce diverso. Più leggero. Più pieno. Con l’anima sporca di bellezza e il cuore che ringrazia.
E come se non bastasse, Silvio fa un’altra cosa, con quella discrezione che appartiene solo alle persone perbene: attraverso una sottoscrizione permette a chi ha visitato le sue creature di partecipare a un’estrazione per vincere un presepe da portare a casa. E fidatevi: non si vince un oggetto.
Si vince un pezzo di anima, un vero capolavoro, un Natale che dura tutto l’anno.
Silvio Marroni è questo. Un uomo dabbene, sensibile, generoso. Uno che, anche quando il corpo dice «Fermati», risponde con l’arte. Uno che non ha voluto farci mancare, nemmeno quest’anno, la gioia di stupirci. E per questo, davvero, merita tutto il nostro plauso, tutto il nostro affetto, tutta la nostra gratitudine.
Perché finché esistono persone così, il Natale non è solo una festa. È una promessa mantenuta.
Michele Trombetta
















