TERMOLI. Venticinque anni sono un tempo abbastanza lungo per costruire, rialzarsi, crescere. Ma non bastano, da soli, per spiegare un’avventura imprenditoriale che porta con sé un secolo di mare, fatica e passione. È questo il messaggio emerso con forza nella celebrazione del venticinquesimo anniversario della Guidotti Ships, tenutasi a Termoli in un clima di affetto, riconoscenza e orgoglio collettivo, a bordo della motonave Zenit, al porto di Termoli. Un evento che non è stato solo festa, ma racconto di una storia familiare e territoriale, di un’impresa che nasce nel porto e si sviluppa nel mondo, mantenendo saldo il legame con la città.
Alla serata erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Termoli Nico Balice, il vicesindaco Michele Barile, il senatore Costanzo Della Porta, il consigliere comunale Marco Verini e l’assessore regionale Michele Marone, oltre ad operatori del settore, clienti, fornitori, maestranze e tante famiglie legate da generazioni alla marineria. Non una semplice passerella istituzionale, ma una partecipazione sentita che sottolinea il valore che Guidotti Ships ha saputo rappresentare per la città e per il Molise.
La voce narrante dell’evento è stata quella di Domenico Guidotti, oggi alla guida della società, che ha scelto di non trattenere l’emozione. Perché raccontare 25 anni di attività, ha ammesso, significa attraversare molto più di un bilancio industriale: significa restituire memoria a un percorso iniziato ben prima della fondazione dell’azienda, quando in mare c’era suo padre, e prima ancora suo nonno. È da lì che tutto comincia.
La storia affiora in una fotografia in bianco e nero ritrovata da Stefano Leone al War Museum di Londra. È il 13 settembre 1943 quando Mimì Guidotti, mentre è seduto a tavola a San Benedetto del Tronto, riceve una richiesta: imbarcarsi e portare in salvo oltre trenta prigionieri inglesi verso l’altra sponda dell’Adriatico. Senza radar, senza garanzie, solo con una barca e il coraggio. Una scelta forse semplice da raccontare oggi, ha affermato Domenico, ma colma di rischio e umanità in un tempo in cui il mare non concedeva errori. Quel gesto non fu solo un episodio, bensì l’inizio di un codice morale che la famiglia Guidotti avrebbe tramandato: il mare come destino, lavoro e responsabilità.
Da quel punto, l’azienda non è ancora tale: è tradizione di pesca. Le immagini proiettate scorrono come un album di famiglia. Si vedono barche in legno, paranze costruite a mano, reti stese al sole, uomini che rientrano con il volto segnato dal vento. Si scorge il piccolo Domenico che osserva suo padre tirare su il pescato, mentre lui immagina di parlare alle seppie e ai gabbiani durante le ore lente in mezzo alle onde. Il mare, in fondo, è anche questo: attesa, speranza, delusione e gioia, a seconda di ciò che la rete restituisce.
Gli anni passano e arrivano nuove barche: la Anna, fino alla storica Elisabetta, fotografata al molo nei primi anni Sessanta. Il porto di Termoli diventa centro di una famiglia che cresce tra sacrificio e dedizione. L’eredità passa da padre a figlio, fino al momento in cui nel 1997 si chiude una fase. La pesca lunga, usurante e incerta, lascia spazio alla decisione più drastica: vendere le imbarcazioni e fermarsi. Dopo anni di tempeste e maree, sembra finita. Invece è l’inizio di una nuova rotta.
Testimonianze dirette, come quelle del capostipite Francesco, che ha saputo dare fiducia proprio al figlio Domenico.
Domenico, che in quel periodo presta servizio come ufficiale della Marina, compie la scelta che lui stesso definisce l’opposto del mito del posto fisso. Si congeda, rinuncia alla sicurezza, e prova a ricominciare. Nasce così nel 2000 la Guidotti Ships, con il varo della prima imbarcazione, il Sirio I. Una nave piccola, veloce, progettata per il supporto alle piattaforme offshore e antincendio. È l’inizio della seconda vita della storia familiare: non più pesca, ma tecnologia, cantieristica, servizi marittimi, sicurezza e innovazione.
Quel varo del 15 giugno resta una data simbolo, da cui si arriva ai 25 anni festeggiati oggi. Un percorso che si è sviluppato con costruzioni progressive, investimenti, collaborazioni in mare aperto, progetti internazionali. Non una crescita lineare, ma una navigazione fatta di scelte, rischi, continuità e persone. Perché un’impresa navale è innanzitutto equipaggio.
Tra i momenti più intensi della serata, il dialogo con Franco Ragni, storico dipendente, imbarcato sulla prima nave e rimasto in società per ventidue anni. Ragni ha ricordato l’evoluzione dell’azienda dal primo Sirio ai mezzi successivi, più grandi e tecnicamente avanzati, costruiti per operare in condizioni difficili. Ha parlato del lavoro quotidiano, delle partenze all’alba, del mare che non perdona, del valore delle scelte. E ha rivolto a Domenico parole semplici ma decisive: un buon comandante è colui che pensa al suo equipaggio.
Una frase che per Guidotti ha significato molto, perché la sua stessa formazione professionale non è solo amministrativa ma marinara. Prima di dirigere, ha raccontato, ha dovuto comandare le imbarcazioni, vivere la prua, prendere il timone e la responsabilità. Ed è per questo che quando ringrazia lo fa a nome non solo della proprietà, ma di ogni persona che negli anni ha solcato quelle navi, ha saldato quelle lamiere, ha consegnato pezzi, progettato, amministrato, creduto nel lavoro.
Cristiano Listorto ricorda il momento in cui tutto è iniziato: «Sono entrato nel primo ufficio: schizzi del Wolf e del Fox ovunque. Domenico mi disse: “Io ho un progetto. Tu ci stai?”. Io ci stavo, Elisabetta ci stava. Così nacque lo Zenit». Sorride, poi si fa serio: «In mare ho imparato cose che non scordi. Francesco mi diceva: “Vedi la Maiella? Se c’è il ponte fracassino, si rientra”. Io non capivo. Poi arrivò una tempesta e ho capito. Non si sfida il mare». La platea applaude, i marittimi annuiscono: qui c’è la verità del lavoro. Oggi Cristiano è il volto del ramo passeggeri e crociere costiere: Tremiti, Croazia, mini-crociere. Primo anno 27.000 passeggeri, poi 36.000, poi 40.000. Famiglie, turisti, scuole, mare aperto con il salvagente sul cuore. E soprattutto la storia del rosario: «Cinque ore a pregare. Tutti. Una passeggera distribuiva corone e diceva: “La Madonna ci guarda”. Quando siamo rientrati si piangeva. Ma ai passeggeri dissi: domani si riparte». È mare vero. È Guidotti.
Primiano Cendozza prende la parola con voce ferma: «Ho passato dieci anni sulle navi Costa. Poi il Covid. Ho scelto Termoli, scelto Domenico. Con lui ho fatto il salto nel ramo ricerca. Ho visto robot, ROV, draghe scientifiche. Abbiamo lavorato a Messina, progetti ambientali, acqua, fondali. E quando serviva ero imbarcato come fratello, non solo come dipendente». Domenico lo guarda e risponde: «Primiano rappresenta il futuro. La ricerca, l’innovazione marina, la sostenibilità. Con lui stiamo aprendo un ramo fondamentale per i prossimi 25 anni». È il secondo ramo aziendale: ricerca marina e monitoraggi scientifici. Un settore nuovo, che guarda avanti più che indietro.
Poi arriva Donato, che racconta ciò che nessuno vede: «Nessuno immagina cosa c’è sotto la plancia. I motori non perdonano errori. Noi li smontiamo, li rifacciamo: 1200 cavalli che se sbagli un bullone il mare se ne accorge. Ho visto barche entrare scariche e uscire nuove». La platea lo applaude: lui è il quinto ramo aziendale, l’officina interna, la cantieristica, la manutenzione, il capannone industriale da 5.000 mq che Guidotti sta ultimando. Un salto di qualità strutturale.
L’ingegner Roberto Mascilongo prende il microfono: «Abbiamo creato una startup che usa la blockchain per tracciare i rifiuti pescati in mare. I pescatori diventano sentinelle ecologiche. Ogni rifiuto ha un codice digitale e nasce un’economia circolare. Il mare non è discarica: è risorsa». Domenico annuisce: «Questa è la nostra quarta gamba. Innovazione, sostenibilità, futuro. Un’azienda deve guardare avanti». Così nasce il ramo antinquinamento e tecnologia applicata all’ambiente marino.
Quattro rami sono detti, ne manca uno: il ramo madre, l’offshore e le piattaforme. È il nucleo originario della Guidotti Ships: supporto alle piattaforme, antincendio, logistica marittima industriale. Domenico lo riassume con una frase secca: «Noi siamo nati così. Sirio I, poi Sirio II, Wolf, Fox, la Francesco Guidotti. Ore di mare. Missioni, appoggi Edison. Qui abbiamo costruito tutto». Il mare tecnico, quello duro, quello non turistico. Quello dove si lavora anche quando Natale non lo fa nessuno.
E poi il Kenya, il futuro, l’eredità. Albertino racconta l’esperienza più umana della Guidotti Ships: «Siamo andati in Kenya. Abbiamo consegnato 100 kg di materiale scolastico, perché il mare insegna anche a restituire. Vogliamo aprire un container per i bambini. Un giorno vorremmo portare anche le nostre barche lì». Poi guarda Domenico e dice: «Tre parole per questa azienda: concretezza, passione, amore». Domenico chiude la serata con una frase che è più bussola che saluto: «Pochi gli uomini che possono dare del tu al mare, e pochi non lo fanno. Noi abbiamo provato per 25 anni a rispettarlo. Se siamo qui è perché non l’abbiamo sfidato, ma ascoltato»
Significativa anche il messaggio diffuso dalla sorella Elisabetta, che ha ringraziato proprio Domenico, per la visione con cui ha continuato e ampliato le attività di famiglias.
Nelle parole del sindaco Nico Balice, la Guidotti Ships è esempio virtuoso di impresa radicata sul territorio e capace di guardare lontano, simbolo di un porto che non è solo attracco turistico ma luogo di professionalità e opportunità.
Ricorrenze come questa testimoniano come Termoli possiede storie industriali di valore, spesso poco raccontate rispetto al potenziale che hanno espresso nel settore della cantieristica e del mare.
L’assessore regionale Michele Marone ha ricordato l’importanza della continuità familiare nelle imprese molisane, capaci di crescere e innovare restando fedeli alle proprie radici.
Il video finale della serata ha intrecciato le immagini del mare con voci e ricordi, restituendo l’essenza di un viaggio iniziato da un pescatore che salvò vite durante la guerra e arrivato fino a un’azienda che oggi opera con navi tecnologicamente avanzate nel settore offshore. Una storia che non appartiene solo ai Guidotti, ma alla città che li ha visti crescere.
La celebrazione dei 25 anni, dunque, non è stata un punto di arrivo, ma un passaggio di consegna verso un futuro che la società immagina di percorrere ancora sul mare, tra nuovi investimenti e prospettive internazionali. Con una certezza: nessun traguardo si raggiunge da soli. È stata la frase più ricorrente della serata. Un’impresa vive se vive una comunità attorno ad essa. Vive grazie ai dipendenti, ai tecnici, agli armatori, ai porti, alla politica che accompagna, ai fornitori che ci credono, ai clienti che tornano, alle famiglie che aspettano a casa.
Un percorso che non si compie da soli. Si fa insieme. Con il mare negli occhi e la rotta puntata avanti, come nelle migliore Buone Imprese, come sarà descritto nel nostro nuovo progetto.
Emanuele Bracone
