martedì 13 Gennaio 2026
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Etichettatura d’origine: Coldiretti Molise plaude alla proroga fino al 2026

CAMPOBASSO. Coldiretti Molise esprime soddisfazione per la decisione del Governo di estendere fino al 31 dicembre 2026 il regime sperimentale italiano sull’indicazione in etichetta della provenienza dell’ingrediente primario per pasta, riso, pomodoro, carni suine trasformate, latte e prodotti lattiero-caseari. La misura, approvata dal ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, insieme ai ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e della Salute, Orazio Schillaci, rafforza il ruolo dell’Italia come punto di riferimento nelle politiche di trasparenza e sicurezza alimentare.

“L’etichettatura obbligatoria degli alimenti – sottolinea Claudio Papa, presidente regionale di Coldiretti Molise – rappresenta una conquista storica per Coldiretti. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza, assicurare la tracciabilità dei prodotti e tutelare i cittadini consumatori. Grazie agli sforzi di Coldiretti, oggi l’indicazione dell’origine riguarda circa l’80% della spesa alimentare”.

A conferma di questo impegno, il direttore regionale Aniello Ascolese evidenzia che Coldiretti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare europea, volta a rendere completamente trasparenti tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea. “Solo con una normativa chiara e coerente – spiega Ascolese – sarà possibile fermare l’inganno dei prodotti esteri spacciati per Made in Italy, fenomeno favorito dalle lacune del codice doganale europeo, che consente l’‘italianizzazione’ dei cibi anche dopo semplici trasformazioni marginali nel nostro Paese”.

L’attenzione degli italiani all’origine dei prodotti è confermata dall’ultimo rapporto Coldiretti/Censis: l’87% dei consumatori apprezza particolarmente l’italianità, sentendosi tutelato dalla sua garanzia, e sarebbe disposto a pagare qualche euro in più rispetto a prodotti equivalenti di provenienza estera. Una preferenza che riguarda anche oltre l’85% delle famiglie a reddito più basso, per le quali la qualità, la sicurezza e la salubrità degli alimenti rimangono priorità, anche in tempi di difficoltà economica.