CAMPOBASSO. La vicenda delle fermate non autorizzate sulle statali molisane, in particolare lungo la Bifernina, continua a far discutere. Dopo la notizia dell’avviso di garanzia notificato al legale rappresentante della Sati, Vincenzo Peca, la società di trasporto locale ha diffuso oggi una nota ufficiale per chiarire la propria posizione.
Secondo quanto comunicato dalla Sati, il procedimento penale è ancora in fase di indagine. La società, assistita dagli avvocati Mariano Prencipe e Gaetano Caterina, ha già predisposto una memoria difensiva per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. La Sati evidenzia che le presunte irregolarità delle fermate sulle SS 647 e 87 sono state segnalate da una decina di dipendenti su un totale di 120 autisti, che da oltre vent’anni hanno sempre effettuato le fermate senza incidenti né situazioni di pericolo per gli utenti o per il personale.
La società sottolinea inoltre che gli unici organi competenti per l’individuazione e la gestione delle fermate sono ANAS, Motorizzazione, Regione Molise e Prefettura di Campobasso, soggetti a cui SATI si è più volte rivolta per eventuali criticità. La decisione di applicare sanzioni disciplinari conservative, secondo l’azienda, è stata necessaria per evitare contestazioni per interruzione di pubblico servizio e per rispondere alle proteste dei cittadini che segnalavano disagi nel trasporto locale, inclusi molti studenti minorenni.
La SATI ribadisce che le fermate effettuate dalla società sono conforme ai vincoli contrattuali, alla normativa vigente e ai contratti collettivi, e conferma la disponibilità a mantenere il dialogo con le rappresentanze sindacali e con gli enti preposti.
«In riferimento alla questione delle fermate, sollevata da alcuni dipendenti della nostra società, che si sono rivolti anche all’Autorità Giudiziaria, si evidenzia che il procedimento penale è ancora nella fase di indagine – si legge nella comunicazione – e che SATI S.p.A., in persona del legale rappresentante, assistita dagli avvocati Mariano Prencipe e Gaetano Caterina del foro di Campobasso, ha già provveduto a predisporre memoria difensiva al fine di dimostrare la propria assoluta estraneità alla vicenda riguardante le fermate sulla Bifernina.
A tal proposito, la società evidenzia che la lamentata non conformità delle fermate sulle SS 647 e 87 alla normativa sulla sicurezza è stata sollevata strumentalmente solo da circa 10 dipendenti su un totale di 120 autisti, pur avendo gli stessi sempre effettuato tutte le fermate da oltre 20 anni, senza che mai si fossero verificati incidenti e situazioni di pericolo per l’utenza e gli autisti stessi.
Si è altresì evidenziato che gli organi competenti, unici legittimati ad intervenire sulle fermate – individuate dalla Regione Molise con il Piano dei Servizi Minimi – sono ANAS e Motorizzazione, più volte sollecitate a risolvere eventuali criticità dalla società SATI S.p.A., unitamente alla Regione Molise e alla Prefettura di Campobasso.
La decisione di irrogare le sanzioni disciplinari conservative è stata unicamente determinata dalla necessità di evitare che venisse contestato alla società SATI S.p.A. il reato di interruzione di pubblico servizio, unitamente all’esigenza di dare una risposta alle centinaia di cittadini molisani, tra cui molti minori, lasciati a terra dagli autisti che hanno deciso unilateralmente di non effettuare le fermate, e che hanno inoltrato le loro proteste anche alla Regione Molise e alla Prefettura di Campobasso.
Da qui l’avvio del procedimento penale finalizzato ad individuare eventuali responsabilità, di certo non addebitabili alla società SATI S.p.A., obbligata contrattualmente ad effettuare le percorrenze e le fermate individuate dalla Regione Molise, di concerto con i Sindaci dei territori interessati, al fine di garantire l’utilizzo del trasporto pubblico a tutti gli utenti.
La società SATI S.p.A. ha quindi sempre operato nel pieno rispetto dei vincoli contrattuali assunti, delle leggi e dei contratti collettivi nazionali, mantenendo sempre aperto un canale di dialogo con le rappresentanze sindacali e con gli enti preposti attraverso la convocazione di incontri».
AZ