venerdì 23 Gennaio 2026
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Il recupero delle giornate di pesca a Natale e Santo Stefano, gli operatori contro la bizzarria del Masaf

TERMOLI. Nel mondo della pesca, dove ogni decisione pesa come un’onda che può cambiare la rotta di un’intera flotta, la deroga natalizia al divieto di pesca è esplosa come una scintilla in un deposito di reti asciutte.

Le organizzazioni di categoria e le sigle sindacali non hanno atteso un minuto di più: si sono mosse insieme, compatte, come quando il mare si mette di traverso e l’unica possibilità è stringersi per non affondare. «Procedimento anomalo, lesivo della rappresentatività e contrario alla prassi ministeriale», hanno scritto nero su bianco, ma prima ancora lo avevano detto con il tono di chi non è disposto a farsi scavalcare. Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare, Coldiretti Pesca, Federpesca, Fai Cisl, Flai Cgil e Uilapesca: un fronte che raramente si vede così unito, un’alleanza che nasce solo quando la posta in gioco è alta.

E questa volta lo è. La nota del 4 dicembre, firmata dalla Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura del Masaf, ha concesso una deroga al divieto di pesca con attrezzi trainati per il 25 e 26 dicembre e per i fine settimana. Un gesto amministrativo che, sulla carta, potrebbe sembrare marginale, quasi un favore natalizio. Ma nel settore ittico nulla è marginale: ogni deroga è un equilibrio che si sposta, un precedente che resta, un segnale che pesa.

E infatti le parti sociali hanno visto in quella decisione un varco pericoloso, un cedimento del principio di rappresentatività comparata sancito dal D.M. 124436 del 18 marzo 2025, il decreto che regola chi può parlare, chi può firmare, chi può incidere sul lavoro dei marittimi e sul destino delle imprese. Il punto è semplice e allo stesso tempo devastante: la deroga è stata concessa sulla base di una richiesta proveniente da una sola organizzazione, l’UNCI, appoggiata a un accordo sindacale non condiviso e privo del peso contrattuale necessario. Un gesto che, per le parti sociali, equivale a scardinare la serratura della rappresentanza, permettendo a chi non ha titolo di entrare nella stanza dove si decide lo sforzo di pesca, il riposo settimanale, la vita quotidiana di migliaia di lavoratori.

La giurisprudenza, la prassi amministrativa, le indicazioni del Ministero del Lavoro: tutto, negli anni, ha sempre riconosciuto alle organizzazioni firmatarie dei Ccnl la titolarità negoziale. È un principio che non si discute, perché è ciò che tiene insieme la tutela dei lavoratori, la sostenibilità delle risorse e la competitività delle imprese. Scavalcarlo significa aprire una crepa nella diga. E quando una diga cede, non lo fa mai piano.

A rendere ancora più pesante la contestazione c’è il richiamo ai dati del Cnel, che certificano la marginalità del Ccnl firmato da Unci Agroalimentare e Confsal: una platea di lavoratori minima, quasi simbolica rispetto alla totalità del personale imbarcato. Eppure, da quell’accordo minuscolo, è scaturita una deroga che riguarda l’intera flotta nazionale. Per le parti sociali è un paradosso, un cortocircuito istituzionale, un atto che mette a rischio la legittimità stessa del sistema contrattuale. Non solo: la deroga, così concessa, altera la concorrenza tra imprese, crea disparità operative tra flotte che pescano sugli stessi stock, introduce incertezza nella gestione dello sforzo di pesca proprio mentre l’Europa stringe le maglie come mai prima. È per questo che la richiesta è stata immediata, netta, senza sfumature: ritiro della nota prot. n. 659471 e ripristino della corretta prassi di concertazione. Non una protesta, ma una difesa.

Non un capriccio, ma un principio. Perché nel settore della pesca, già provato da anni di tagli, normative e mareggiate economiche, la coesione interna è l’unica bussola che permette di non perdere la rotta. E oggi quella bussola, dicono le parti sociali, non può essere messa in discussione da un atto amministrativo che ignora le regole della rappresentanza e della responsabilità istituzionale.

EB