TERMOLI. Reazioni dalla duplice lettura, quelle che le parti sociali hanno offerto in relazione al nuovo pacchetto Ue sul settore dell’auto.
Per il segretario generale Fim-Cisl Ferdinando Uliano e il Coordinatore nazionale automotive Stefano Boschini: «seppur tardiva, un primo passo, finalmente accolta la nostra richiesta di neutralità tecnologica, ma servono anche investimenti per le politiche industriali. La decisione dell’Ue di rivedere lo stop ai motori termici dal 2035 e il sì a motori ibridi e alimentati a biofuel va incontro alla richiesta di neutralità tecnologica, che noi come Fim, insieme alle altre organizzazioni sindacali portiamo avanti da quando l’Ue ha proposto le regole su green deal. Introduce inoltre elementi di flessibilità, sulle sanzioni, sulle flotte aziendali, sui veicoli commerciali e sui veicoli pesanti. La proposta originaria presentava già dalle prime battute, grosse carenze sul piano della sostenibilità sociale e della tenuta del sistema dell’automotive nel continente europeo, soprattutto per la mancanza di una strategia complessiva su infrastrutture, incentivazioni e investimenti, determinando una posizione di svantaggio rispetto all’aggressiva concorrenza cinese sostenuta dallo stato.
Quest’anno a febbraio abbiamo organizzato una grande manifestazione a Bruxelles con i sindacati metalmeccanici di tutt’Europa per chiedere all’Ue di sostenere con forti investimenti l’intera industria europea e la necessità di rivedere il green deal sulle auto che prevedeva lo stop delle motorizzazioni endotermiche entro il 2035 e multe pesanti per i produttori europei. La proposta che prevede per il settore automotive la possibilità di avere motorizzazioni ibride e termiche di auto e furgoni è un primo passo che va nella giusta direzione di rivedere il rigido regolamento sulle emissioni consentendo alle case automobilistiche di ridurre dal 2035 le emissioni CO₂ allo scarico del 90% rispetto al 2021, non più del 100% come oggi previsto, introducendo il concetto di neutralità tecnologica».
Tornando al contesto locale, per Marco Laviano (Fim-Cisl): «Il mondo del lavoro, i sindacati, i costruttori di auto e la società civile chiedevano da tempo una revisione delle normative sulla transizione ecologica; Bruxelles si è finalmente pronunciata e le nuove misure allentano, almeno in parte, la pressione sui costruttori. Se questo rappresenti un passo decisivo per salvare l’industria dell’automotive in Italia e in Europa è ancora presto per dirlo, ma è indubbio che si tratti di un avanzamento, una soddisfazione a metà: ora la palla passa ai costruttori, passa soprattutto a Stellantis per quanto riguarda l’Italia e in particolare Termoli».
Per la Uilm, Francesco Guida sostiene che «Adesso abbiamo bisogno di capire al più presto e di conoscere da Stellantis che cosa vuole fare rispetto allo stabilimento termolese».
Per la Fiom-Cgil, «La decisione dell’Unione Europea di modificare la norma che prevedeva lo stop ai motori endotermici entro il 2035 fa venir meno tutti gli alibi che in questi anni sono stati utilizzati per giustificare la mancanza di investimenti nel settore automotive in Italia. Ora Stellantis non ha più scuse: deve investire nel nostro Paese e rilanciare la produzione industriale. Per quanto riguarda i nostri territori, è indispensabile potenziare lo stabilimento di Termoli, attraverso l’introduzione di nuove produzioni di motori, capaci di rivitalizzare il sito e garantire prospettive occupazionali. In questo quadro non può e non deve essere esclusa la possibilità di riavviare il progetto della Gigafactory, anche alla luce del fatto che l’Europa ha stanziato oltre un miliardo di euro per la realizzazione di batterie.
Per l’Abruzzo, e in particolare per l’ex Sevel, Stellantis deve presentare un piano industriale chiaro e vincolante per la realizzazione del nuovo Ducato, con investimenti adeguati a garantire continuità produttiva, occupazione e qualità del lavoro. In questo contesto non ci sono più scuse. Il Governo deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità, convocando Stellantis e le parti sociali per esigere un piano di investimenti concreti e verificabili. È inoltre necessario coinvolgere le Regioni, affinché possano attivare percorsi di supporto all’ammodernamento dell’indotto, favorendo anche processi di diversificazione produttiva. Venuto meno l’alibi del 2035, la questione è ormai chiara: o Stellantis investe seriamente in Italia sull’automotive, oppure emerge con evidenza che l’azienda ha un piano di uscita dal nostro Paese.
Una prospettiva che la Fiom Abruzzo-Molise – riferisce Alfredo Fegatelli – non è disposta ad accettare e che contrasterà con ogni strumento sindacale e di mobilitazione necessario. La proposta combina questa flessibilità con un meccanismo di compensazione, ma necessità di ulteriori modifiche. Le emissioni saranno compensate sia se i produttori utilizzano acciaio a basse emissioni di carbonio, sia tramite l’utilizzo di carburanti elettrici e biocarburanti su strada. Una proposta quest’ultima molto utile anche per il settore dell’acciaio europeo. In ultimo è sicuramente positiva anche la decisione di incentivare la produzione europea di mini‑car elettriche accessibili. La proposta che ora dovrà essere sottoposta al Parlamento e Consiglio europeo consentirà ai produttori di automobili e furgoni di raggiungere gli obiettivi nell’arco di cinque anni ed evitare di ricevere multe nel primo anno se non li raggiungono. Rimane sempre aperta la necessità di politiche industriali a livello europeo e nazionale, con fondi specifici, per sostenere il settore per recuperare il ritardo tecnologico accumulato negli ultimi anni».
EB

