giovedì 22 Gennaio 2026
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Pacchetto automotive Ue, “Serve investimento reale in Italia, non propaganda”

TERMOLI. A prendere posizione sul pacchetto automotive europeo è stato Samuele Lodi (Fiom-Cgil), presente a Termoli.

«Le novità introdotte dalla UE nell’ambito della transizione dell’automotive rappresentano un evidente freno alla riduzione delle emissioni inquinanti. Le conseguenze si dispiegheranno negli anni e, come troppo spesso accade, ricadranno sulle future generazioni. È chiaro che, anche in un nuovo quadro regolatorio, sono necessari ingenti investimenti pubblici e privati per non ampliare il divario che l’industria automobilistica europea registra già oggi nei confronti della Cina.

Investimenti in ricerca, sviluppo delle nuove tecnologie e produzione sono fondamentali per la tenuta industriale, sociale e occupazionale, già oggi a rischio a causa dei mancati investimenti europei, nazionali e da parte delle case produttrici.

Per quanto riguarda l’Italia, è necessario un netto cambiamento di strategia di Stellantis e del Governo. Stellantis non può continuare a nascondere le proprie responsabilità dei mancati investimenti scaricando tutto sulle regole europee. Da anni il processo di disimpegno ha prodotto l’attuale situazione, caratterizzata da un crollo continuo delle produzioni in Italia, nessun investimento in ricerca e sviluppo e l’assenza di nuovi modelli mass market destinati agli stabilimenti italiani, ormai da anni soggetti a pesante cassa integrazione.

Le mini-auto elettriche annunciate dalla UE devono essere prodotte anche in Italia. Stellantis deve decidere di tornare a investire nel nostro Paese. Il Governo, da parte sua, non può continuare a sostenere che tutto va bene. Il settore automotive sta precipitando, da Stellantis a tutto l’indotto e componentistica. Il tavolo automotive deve essere spostato a Palazzo Chigi per un confronto che porti a soluzioni concrete e non solo alla propaganda».

Lo dichiara in una nota Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità.

Commenti arrivano anche dall’Anfia, l’associazione che raggruppa i costruttori italiani: «Con la pubblicazione dei testi definitivi delle diverse misure del pacchetto automotive approvato dalla Commissione Europea, accogliamo positivamente la previsione di ribassare i target di riduzione della CO2: dal 100% al 90% per le auto al 2035, dal 50% al 40% nel 2030 e dal 100% al 90% per i veicoli commerciali leggeri.

Questa riduzione è importante perché consente ai costruttori di raggiungere gli obiettivi utilizzando più tecnologie, aprendo al concetto di neutralità tecnologica.

Il rischio, però, di vanificare questo sforzo dopo il 2035 — anno dal quale dovrebbe scattare l’obbligo di compensazione del 10% tramite acciaio verde (massimo 7% del target) e quote di carburanti rinnovabili per i veicoli non elettrici (massimo 3% del target) — è molto alto. Sarà quindi necessario analizzare e valutare nel dettaglio applicabilità e impatti reali di queste flessibilità.

Nell’ottica di stimolare la diffusione della mobilità elettrica, positivo è il maggiore rilievo dato alle auto piccole (valore 1.3), gli obiettivi sulle flotte aziendali e la proposta di flessibilità sulle sanzioni per i veicoli pesanti, cui si auspica possa seguire una revisione anticipata del Regolamento 2019/1242.

Accogliamo con favore anche le prime indicazioni sul “local content” e sul “Made in European Union”, auspicando che le diverse implementazioni del prossimo Industrial Accelerator Act abbiano impatti positivi sulla filiera produttiva.

Nel complesso, il pacchetto appare poco risolutivo dei problemi di mercato e poco incisivo rispetto alle intenzioni di rafforzare la competitività dell’industria europea.

Ringraziamo il Governo Italiano e gli eurodeputati che stanno portando avanti le istanze necessarie per salvaguardare una reale competitività europea nel settore automotive, confidando che Parlamento Europeo e Consiglio assumano posizioni più nette e vicine alle esigenze del settore.

Non come commento, ma come contributo — solo in minima parte poi accolto — interessante era stato anche il dossier del Fismic-Confsal, insieme al Cesi, secondo cui l’Europa deve garantire un approccio equilibrato tra ambizione climatica del Green Deal, sostenibilità sociale e resilienza industriale. Il Pacchetto Automotive deve porre al centro norme realistiche e tecnologicamente neutrali, capaci di sostenere occupazione, catene di approvvigionamento e innovazione.