venerdì 16 Gennaio 2026
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Pesca: «Tutela e produzione possono coesistere»

TERMOLI. Pesca di fondo, l’Ebfa incontra il Commissario Kadis: «Tutela e produzione possono coesistere»
Si è svolto il 2 dicembre a Bruxelles il primo incontro ufficiale tra l’European Bottom Fishing Alliance (Ebfa) e il Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, un confronto atteso e strategico sul futuro della pesca di fondo nell’Unione europea. L’Alleanza ha presentato al Commissario il ruolo essenziale del settore nella sicurezza alimentare europea, i progressi compiuti nella tutela degli ecosistemi marini e le crescenti preoccupazioni per l’attuale direzione normativa e politica dell’Ue.

Il Presidente dell’Ebfa, Iván López van der Veen, ha aperto i lavori ricordando il peso reale della pesca di fondo nel sistema alimentare europeo: «Ci impegniamo per una pesca responsabile, fondata su scienza, innovazione e buona gestione. Siamo pronti a collaborare con il Commissario Kadis affinché l’ambizione ambientale dell’Europa proceda insieme alla sostenibilità delle nostre flotte e delle comunità costiere». Una posizione chiara: tutela e produzione non sono alternative, ma due pilastri che devono avanzare insieme.

L’Ebfa ha ribadito che i pescatori sostengono pienamente la protezione della biodiversità, ma ha denunciato il rischio di obiettivi europei costruiti senza considerare la complessità degli ecosistemi marini e la natura transnazionale della pesca. Tra le principali criticità, la proposta di eliminare gradualmente la pesca di fondo nelle Aree Marine Protette entro il 2030, giudicata non coerente con le evidenze scientifiche e potenzialmente dannosa per la sicurezza alimentare dell’Ue. Il confronto ha toccato anche la gestione dello spazio marittimo e il ruolo della pesca come strumento attivo di tutela della biodiversità, in vista dell’imminente Ocean Act.
Un capitolo specifico è stato dedicato alle misure unilaterali adottate dal Regno Unito nelle proprie AMP, considerate sproporzionate e basate su dati insufficienti, con impatti pesanti sulle flotte europee. L’Ebfa ha chiesto alla Commissione di intervenire affinché tali misure restino proporzionate, non discriminatorie e conformi all’Accordo di Commercio e Cooperazione.

L’Alleanza ha inoltre ricordato che molte AMP proteggono habitat o specie che non risultano danneggiati dagli attrezzi di fondo e che l’Ue dispone già di strumenti solidi, come le misure sugli ecosistemi marini vulnerabili. La Segretaria dell’Ebfa, Margot Angibaud, ha sottolineato: «Il fatto che un’area non sia etichettata come ‘protetta’ non significa che non sia già regolamentata. La Fao chiede che il 100% delle aree marine sia soggetto a gestione: l’Ue ha già raggiunto questo traguardo. Le misure europee di gestione della pesca sono strumenti efficaci per gli obiettivi ambientali, incluso il ‘30by30’».

Guardando alle misure per il 2026, l’Ebfa ha avvertito dei rischi di un approccio troppo rigido e “passivo”, che potrebbe limitare ingiustificatamente l’attività di pesca. L’Alleanza chiede invece strategie che favoriscano la coesistenza tra pesca e tutela della biodiversità, basate su valutazioni geografiche, approcci integrati terra-mare e sulle esigenze di sicurezza alimentare dell’Europa.

Resta alta la preoccupazione per chiusure considerate sproporzionate, pur confermando l’impegno nella protezione dei VME. L’Ebfa chiede una mappatura ad alta risoluzione, zone cuscinetto proporzionate, valutazioni specifiche per attrezzo e una revisione del Regolamento del 2016 sull’accesso alle acque profonde.
Accolta positivamente, invece, la revisione della direttiva sul Buono Stato Ambientale (GES), ritenuta finora troppo complessa e non pienamente allineata alla Politica Comune della Pesca. Per l’Alleanza, la tutela degli habitat dei fondali deve restare compatibile con una produzione ittica sostenibile.

«Le flotte europee non possono pianificare il futuro se le norme cambiano continuamente. Servono stabilità, proporzionalità e decisioni basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. Confidiamo nella Commissione affinché l’ambizione ambientale dell’Europa non comprometta il futuro delle comunità costiere né la capacità dell’Ue di nutrire i propri cittadini: entrambe le cose possono e devono coesistere», ha concluso López.

EB