TERMOLI. La Commissione europea si prepara a presentare il nuovo pacchetto di sostegno per l’automotive il 16 dicembre, una data che potrebbe segnare uno spartiacque non solo per l’industria continentale ma anche per territori come Termoli, oggi sospesi nella vertenza sulla Gigafactory e sulle scelte industriali di Stellantis.
Secondo la bozza dell’agenda del collegio dei commissari, ancora suscettibile di modifiche, Bruxelles porterà sul tavolo un pacchetto che comprende anche la revisione dello stop ai motori benzina e diesel dal 2035, uno dei capitoli più sensibili del Green Deal.
Una revisione che arriva dopo settimane di pressioni da parte di governi, sindacati e territori produttivi che chiedono una transizione più realistica, meno ideologica e soprattutto sostenibile dal punto di vista sociale. Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas aveva già anticipato un rinvio “di alcune settimane”, lasciando aperta la possibilità di uno slittamento a gennaio, segno che l’esecutivo von der Leyen sta ancora cercando un equilibrio tra obiettivi ambientali e tenuta industriale.
Sul tavolo restano i nodi più controversi: le nuove regole per rendere più verdi le flotte aziendali, la riforma del divieto di fatto dei motori a combustione e un omnibus normativo pensato per semplificare una giungla regolatoria che oggi rallenta investimenti e innovazione.
Ed è proprio qui che la vicenda della Gigafactory di Termoli si intreccia con la strategia europea.
Perché mentre Bruxelles ricalibra la rotta, il Molise attende risposte chiare sul futuro dello stabilimento e sulla reale volontà di Stellantis di mantenere gli impegni assunti.
La transizione non può essere scaricata sui territori: senza certezze sugli investimenti, senza una roadmap industriale credibile e senza un quadro europeo stabile, la Gigafactory rischia di diventare il simbolo di una transizione sbagliata, fatta di annunci e rinvii.
Il pacchetto del 16 dicembre, dunque, non è solo un dossier tecnico: è un banco di prova politico. Per l’Europa, che deve dimostrare di saper correggere la rotta. Per l’Italia, che chiede neutralità tecnologica e sostegni concreti alla filiera. E per Termoli, che da mesi rivendica una cosa semplice e sacrosanta: un futuro produttivo certo, non una promessa sospesa, come ribadito a chiare lettere dalle manifestazioni, attendendo sempre che il Mimit su Termoli infranga il proprio silenzio assordante.
Emanuele Bracone

