TERMOLI. Da mesi il mondo produttivo del Mezzogiorno vive una fase di attesa che non ha precedenti nella storia recente della finanza agevolata. Tutto converge verso una data: 12 dicembre, il giorno in cui verrà pubblicata la graduatoria della Zes Unica 2025. Non è un semplice adempimento amministrativo: è il momento in cui migliaia di imprese scopriranno quale percentuale di credito d’imposta verrà effettivamente riconosciuta ai progetti presentati entro maggio.
Un riflettore acceso su Linkedin da Roberto Triolo, nella sua newsletter per il mondo imprenditoriale.
La misura, nella sua configurazione teorica, promette fino al 60% di agevolazione per le piccole imprese, ma il risultato finale dipenderà da due variabili decisive: il numero di conferme arrivate entro il 2 dicembre e il plafond disponibile per il 2025. È un meccanismo che ha cambiato radicalmente il modo di accedere agli incentivi.
Per anni, infatti, il Sud ha potuto contare su strumenti immediati come il Credito d’Imposta Sud e i crediti del piano Transizione 4.0. Bastava presentare l’investimento e la compensazione arrivava rapidamente. Oggi non è più così. La Zes Unica ha introdotto un modello scandito da fasi obbligate — prenotazione, realizzazione, conferma, graduatoria — e soprattutto un elemento di incertezza: la percentuale di beneficio non è nota fino alla pubblicazione della graduatoria. Questo ha costretto le imprese a un cambio di mentalità: non si può più costruire un investimento sulla certezza dell’incentivo, ma sull’equilibrio del progetto industriale.
Intanto, mentre il 2025 si avvia alla sua fase conclusiva, si guarda già al futuro. Le anticipazioni contenute nella bozza della Legge di Bilancio 2025 — non ancora ufficiale — indicano che la Zes verrà confermata anche per il triennio 2026–2028, con una dotazione ipotizzata di 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Sono numeri provvisori, ma delineano una direzione chiara: la Zes non è un episodio isolato, è un percorso pluriennale. Alcuni elementi tecnici sembrano già consolidati: modalità di domanda simili al modello 2025, obbligo di certificazione dell’investimento, completamento entro il 31 dicembre 2026, possibilità di recuperare nel biennio successivo gli investimenti avviati nel 2026.
C’è però un nodo che nessuno può ignorare: le risorse potrebbero non bastare. Se la partecipazione continuerà a crescere come nel 2025, sarà inevitabile una revisione dei criteri o dei plafond. È un tema che il Governo dovrà affrontare, perché la domanda sta superando la capacità finanziaria dello strumento.
In questo quadro si inserisce un avvertimento cruciale per le imprese: tra il 15 novembre e il 31 dicembre 2025 non è prudente avviare investimenti o pagare acconti con l’idea di inserirli nella Zes 2026. Questa finestra non è coperta da una norma chiara e un errore procedurale potrebbe rendere l’intero investimento non ammissibile. Finché non arriveranno indicazioni ufficiali, la cautela è l’unica strategia possibile.
Il punto di fondo è che la finanza agevolata sta cambiando natura. Non è più un meccanismo automatico, ma una leva che funziona solo se inserita dentro una strategia industriale solida. Le imprese che sapranno interpretare questo passaggio — costruendo investimenti sostenibili, valutando il payback, integrando l’incentivo come acceleratore e non come fondamento — saranno quelle che trarranno il massimo beneficio dal nuovo scenario.
Il 12 dicembre darà una risposta importante. Ma, al di là della percentuale che verrà assegnata, il vero tema è un altro: le imprese stanno entrando in una stagione in cui la programmazione conta più della velocità. E chi inizia oggi a pianificare la Zes 2026 avrà un vantaggio competitivo reale.
EB
