GUGLIONESI. C’è un motivo se, per cinque repliche consecutive, il Teatro Fulvio ha registrato il tutto esaurito. “Z’ làcch p cambà” non è solo la nuova produzione dei Di(a)lettanti: è uno spettacolo capace di toccare corde profonde, mescolando comicità, memoria e un messaggio sociale che attraversa il tempo.
A Guglionesi, questo fine settimana, il teatro si è trasformato in un luogo di condivisione e partecipazione. Cinque repliche, cinque sold out, un pubblico che ha riempito ogni ordine di posti con entusiasmo contagioso. Sotto la regia di Simone D’Angelo, il Fulvio si è animato come una piazza viva, dove il paese ha riso, si è emozionato e si è ritrovato.
La storia nasce da un testo siciliano, ma D’Angelo lo ha completamente reinventato, cucendolo su Guglionesi. Ha riscritto personaggi, situazioni e dinamiche, fino a creare una commedia che parla di dignità, di scelte difficili, di compromessi quotidiani e di quella tentazione sempre attuale di “leccare per campare”. Il titolo, in dialetto, è un manifesto: non bisogna piegarsi per sopravvivere. Un messaggio che il pubblico ha colto subito.
Al centro della vicenda c’è la famiglia del calzolaio Rosario (Fabio Marcantoni) e di sua moglie Laurina (Marina Scarpone). Con loro vive la figlia Gustava (Lucia Lananda). È una famiglia povera: per sfamarsi “leccano” il lardo quando non hanno nulla da mangiare e, allo stesso tempo, cercano di sfuggire alla macellaia e al fornaio del paese, dai quali devono saldare i debiti.
A sconvolgere gli equilibri della casa arriva zia Giuditta (Teresa Arielli), la zia di Rosario emigrata in America, quella che “ce l’ha fatta”: elegante, risoluta, ricca. Una lettera e un pacco, destinati alla famiglia Cenere, generano una catena di equivoci, aspettative e illusioni. Quando finalmente torna a Guglionesi, la zia porta con sé non solo un passato misterioso, ma anche un piccolo vizio inatteso che aggiunge pepe alla storia.
Attorno a loro, un intero paese prende vita: la commare Peppinella (Fedora Di Narzo) con suo figlio Regalino (Luigi Pollice), la postina (Lidia D’Ercole) e il suo fedele amico a 4 zampe Felicetto, la macellaia (Marianna Macarlino), il panettiere (Guido Zarlenga) e l’esattore (Rocco Pelusi).
La scenografia è firmata dall’artista Rocco Pelusi, è uno dei tratti più sorprendenti dello spettacolo: il Fulvio si è trasformato in una piazza completa, con case, botteghe, luci e dettagli che richiamano un tempo sospeso ma familiare. Un lavoro costruito a mano, sera dopo sera, con legno, vernici e tanta pazienza. I costumi di Licia Lemme completano il quadro, restituendo identità ai personaggi senza mai appesantirli. L’assistenza alla regia di Angela D’Auria tiene insieme ritmo, ingressi e tempi, garantendo fluidità e coerenza.
Il pubblico ha risposto come solo una comunità coinvolta sa fare: famiglie intere, giovani e anziani. Millecento biglietti spariti in pochi giorni. Applausi lunghi, risate piene, silenzi attenti nei momenti più intensi. Perché “Z’ làcch p cambà” diverte, sì, ma non si accontenta, scava, punge e mette davanti a una verità che appartiene a tutti.
Alberta Zulli







