Alla fine degli anni ’80 (ahimè!) iniziò la mia frequentazione dell’Istituto Mario Negri di Milano e, principalmente, di Benedetto Saraceno, carissimo amico e maestro, diventato poi il Direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nel 1994, insieme a Saraceno e a tanti altri colleghi e operatori della salute mentale dei Servizi pubblici e del mondo della ricerca, della cooperazione sociale, del mondo associativo, di amministratori locali, di utenti e familiari, fondammo l’AIRRSaM (Associazione Italiana Residenze/Risorse per la Salute Mentale – la seconda R e il termine Risorse in realtà furono aggiunti alcuni anni dopo). Si tratta di un movimento nazionale a forte radicamento locale. E Termoli e Casacalenda hanno da sempre rappresentato due pilastri dell’associazione e delle pratiche che la caratterizzano. Tanto che ne sono stato Presidente per 4 anni, vice-presidente per altri 4 e faccio parte del direttivo fin dalla fondazione.
I soci ideatori provenivano dalle prime esperienze di residenze che andavano attivandosi per le persone dimesse dagli ospedali psichiatrici, così come per i cosiddetti “nuovi cronici” e per giovani utenti. L’associazione nacque dallo scambio di pratiche di salute mentale orientate all’inclusione e all’attivazione di percorsi virtuosi, con uno sguardo particolare rivolto alle “residenze” formalmente istituite, ma in senso più lato all’abitare nelle sue forme più evolute e sempre finalizzate all’autonomia della persona.
Faccio una digressione che ritengo doverosa. L’AIRRSaM da qualche mese è presieduta dal validissimo collega che mi ha sostituito alla guida del Centro di Salute Mentale e del Reparto di psichiatria di Termoli, Alessandro Gentile, persona dall’autonomia del pensiero e dalla visione progressista della psichiatria. Personalmente ho avuto grandissimi maestri (Resnik, Benedetti, Saraceno, Aite, Borgna) e li ho apprezzati proprio perché nessuno di loro ha fatto tentativi di produrre cloni; con me, poi, sarebbe stata molto dura e credo pure con Alessandro Gentile, del quale ho intuìto semplicemente le potenzialità, le sue prospettive e capacità (ma anche le sue ombre, la sua controparte negativa…e ci mancherebbe!). Io ho la convinzione che chi mi ha sostituito abbia la mia stessa curiosità e proponga innovazioni cui neppure io avevo pensato, tanto da augurargli che, grazie anche al “modello AIRRSaM” cui l’ho introdotto, impari sempre più a stare lontano da chi “fa il mestiere di uno che non ha mai torto”[1], come recita un aforisma di Montesquieu.
E Termoli merita una continuità che sono certo il collega saprà dare; una continuità in autonomia vera, perché“se si possiede un dogma, si sa sempre, ogni cosa può essere spiegata. Ma se non lo si possiede, si deve cercare di scoprire, e ogni persona è diversa”[2]. La continuità è una ricchezza inestimabile, se è fondata su saldi princìpi e desiderio di considerare la Psichiatria una semplice componente del variegato e complesso mondo della Tutela della Salute Mentale.
Tornando all’AIRRSaM, che mi ha consentito di fare queste considerazioni, che ritenevo doverose, così sintetizzavamo la traduzione dell’acronimo che avevamo scelto[3]:
Associazione. Mettersi insieme […] e lavorare uniti: operatori della psichiatria con vari livelli di professionalità e responsabilità, pazienti, familiari, organizzazioni del volontariato, cooperative sociali, esponenti della politica e della cultura. Certo nel rispetto delle differenze di collocazione, delle articolazioni scientifiche e culturali e della diversa posizione e responsabilità nei confronti della sofferenza psichica. Ma cercando nel dialogo e nel confronto continuo di superare barriere comunicative, consolidate gerarchie di poteri, corporativismi che finivano per determinare quasi sempre l’annullamento individuale e sociale del paziente e dell’esperienza umana della perdita di salute mentale.
Italiana. Un’associazione che si propone di esprimere la sua esperienza e i suoi saperi su tutto il territorio nazionale. Radicandosi nelle realtà locali e nei suoi molteplici linguaggi ma senza rinunciare a proporre progetti e prospettive di ampio e generale respiro che abbiano nello Stato e nei suoi apparati normativi e regolativi l’interlocutore negoziale per politiche di promozione di salute mentale democratiche e comunitarie.
Residenze. Risiedere, abitare i luoghi, vivere lo spazio casa. Non essere abitati dai luoghi, non essere costretti in spazi non propri, non essere annullati dalle istituzioni della cura. […] Sono strumento suppletivo, sussidiario, transitorio. Non possono essere pensate come strumento definitivo, anche se questo non per forza deve portare alla conclusione che sempre e comunque debba essere recuperato l’originario spazio abitativo. […] Ci risuona ancora in mente la frase di Basaglia quando diceva che “quando per un paziente il problema diventa solo il posto dove metterlo” si è in presenza di un fallimento terapeutico che riguarda il futuro del paziente, l’autostima dei curanti, la fisionomia della struttura.
Risorse. […] Con il prevalere di una cultura dell’efficienza e della distribuzione delle risorse di tipo “aziendalistico” che tutto riduce a costi, centri di costo, produttività, redditività, secondo le logiche economiche della grande produzione di beni materiali e dei mercati, le cose si sono ulteriormente complicate. Il bene salute e a maggior ragione il bene salute mentale, diritto inalienabile e universale di tutti i cittadini della Repubblica, deve essere garantito, tutelato e promosso con equità e con la ricerca della massima efficacia. E allora nella polarità efficacia-efficienza diviene centrale l’efficacia delle cure e l’efficienza e la buona distribuzione delle risorse (risparmio compreso) non possono essere regolate dalle logiche “aziendali”. Esse debbono trovare fondamento nei principi culturali ed etici dell’economia della solidarietà e della sussidiarietà sociale che non abbiano nel profitto l’elemento determinante e dinamizzante.
Salute Mentale. In questi anni correttamente si è spostato il centro di quanto riguarda il benessere psichico o la sua perdita dalla psichiatria, dai suoi codici e dalle sue istituzioni, alla comunità sociale, alle sue capacità di tutelare la salute mentale dei suoi cittadini e più spesso ai fattori di rischio insiti nelle distorsioni del suo funzionamento. […] Questo spostamento di fuoco, anche se in fase ancora iniziale, ha permesso di valorizzare nel campo della salute mentale l’importanza della qualità della vita delle persone, della prevenzione dei fattori di emarginazione, della messa in atto di politiche contro l’esclusione e il pregiudizio.
Ecco, questa era solo una presentazione, che mi offrirà in seguito la possibilità di entrare nei contenuti e nelle pratiche che la Psichiatria deve ritenere indispensabili.
[1] C.L. De Secondat-Montesquieu, Saggio sulle cause che possono influire sullo spirito e sul carattere, D. De Felice (a cura di), Ed. ETS, Pisa, 2004.
[2]E.A. Bennet, Conversazioni con Jung. Quaderno di appunti 1946-1961, Vivarium, Milano, 2000, pag. 52.
[3] Documento elaborato da Angelo Guarnieri e pubblicato nel libro Cantieri aperti: società locale e salute mentale di Raffaele Barone, Edizione L’Accademia della Piazza, Caltagirone, 2002.