venerdì 23 Gennaio 2026
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Col progetto Sea Trace Termoli diventa laboratorio nazionale dell’innovazione ambientale in mare

TERMOLI. Termoli diventa laboratorio nazionale dell’innovazione ambientale, non per slogan ma per atti concreti. In sala consiliare, davanti all’amministrazione comunale, all’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale, ai rappresentanti di Innovation SEA, The Nest Company, RES – Recupero Etico Sostenibile, e al mondo della pesca, viene presentato ufficialmente Sea Trace, un progetto che potrebbe cambiare il rapporto tra porti, rifiuti marini e sostenibilità.

Non un’idea astratta, quella presentata a mezzogiorno in sala consiliare, ma la prima piattaforma blockchain italiana in grado di generare un passaporto digitale dei rifiuti recuperati in mare, dal recupero al riciclo finale. Termoli diventa così il primo Comune in Italia ad adottarla formalmente, trasformando la città in apripista nazionale di una nuova governance del mare.

Amministrazione rappresentata dal sindaco, Nico Balice, che ha richiamato anche la celebrazione dei 25 anni della Guidotti Ships, dall’assessore all’Ambiente Silvana Ciciola e dal dirigente Ulisse Fabbricatore.

L’incontro si apre con i ringraziamenti, con l’ammissione che non è una semplice conferenza tecnica ma un momento storico: per la prima volta un porto italiano mette in rete pescatori, istituzioni e aziende innovative in un unico processo operativo. Domenico Guidotti, Ceo di Innovation Sea, racconta come tutto nasca da un percorso iniziato due anni prima, celebrando i venticinque anni di attività della storica Guidotti Ships, con accanto il factotum Roberto Mascilongo.

Da lì la startup Innovation Sea prende forma come braccio operativo dedicato alla ricerca e alle tecnologie ambientali, con l’obiettivo di trasformare la raccolta dei rifiuti marini in un processo tracciabile. Il passaggio decisivo avviene quando The Nest Company introduce la blockchain come garanzia di immutabilità e certificazione, dando al progetto quella svolta che oggi consente di associare a ogni rifiuto un QR code verificabile quasi come un atto notarile. Il racconto non è tecnicismo sterile: dietro c’è un pezzo di identità molisana, con Guidotti che sottolinea come molti dei soggetti coinvolti siano del territorio e come persino Nest, con sede a Milano, sia stata “adottata” dal Molise per questo progetto.

Viene mostrato un video che condensa un lavoro di due anni tra ricerca, prove operative, test in mare e studio dei fondali. Non un progetto nato a tavolino, ma sviluppato sul campo: droni con termocamere per il monitoraggio notturno, rov subacquei per individuare materiali sommersi, magnetometri utilizzati per mappare il porto di Termoli e scoprire che i fondali hanno un carico ferroso importante, memoria sommersa di decenni.

La storia della plastica, delle reti, delle bombe inesplose citate con naturalezza da chi il mare lo conosce da generazioni, diventa parte del racconto. La tecnologia serve, ma senza le mani dei pescatori non esisterebbe alcuna bonifica. È qui che Sea Trace cambia paradigma. Con la Legge SalvaMare del 2022 – frutto dell’impegno delle istituzioni e di associazioni come Marevivo – ai pescatori viene riconosciuto il diritto e il dovere di consegnare a terra i rifiuti accidentalmente pescati, senza rischiare la sanzione paradossale di chi, fino a ieri, ripuliva il mare ma veniva trattato come produttore del rifiuto.

Dal 2024 ogni cittadino italiano contribuisce tramite una piccola quota della Tari (0,10 euro annui) alla gestione dei RAP, ma mancava lo strumento per renderla operativa: ora c’è. Sea Trace permette al pescatore, tramite app, di registrare in pochi secondi peso, foto e posizione GPS del materiale recuperato. Ogni dato viene inciso su blockchain, immodificabile e verificabile. Non esiste più il rifiuto generico: esiste un lotto digitale, tracciato dal mare al centro di trattamento. Il sistema previene frodi, doppi conferimenti, rendicontazioni opache e apre la strada a un uso responsabile delle risorse pubbliche.

L’intervento di Riccardo Parrini, Ceo di The Nest Company, spiega come la blockchain, spesso associata al mondo delle criptovalute, qui diventi un notaio digitale al servizio dell’economia circolare, già applicato da Nest nei settori della plastica riciclata, del tessile e dei rifiuti industriali. “Possiamo mappare le aree più inquinate del mare, certificare ogni materiale recuperato e trasformare i pescatori in bonificatori del fondale”, afferma, sottolineando come Sea Trace sia il tassello mancante per rendere pienamente esecutiva la Legge SalvaMare.

A valle del recupero, subentra RES, rappresentata dall’amministratore Antonio Valerio: un’azienda dotata di impianti per il riciclo meccanico e, a breve, chimico delle plastiche, in grado di trasformare materiali destinati al nulla in nuova materia prima o in energia attraverso processi waste-to-energy. Non tutta la plastica è riciclabile oggi, ma la ricerca procede per valorizzare anche quelle attualmente destinate ai termovalorizzatori. È economia circolare nella sua forma concreta, non teorica.

Interviene poi il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Francesco Mastro (con accanto Pietro Bianco), che porta la visione più ampia: per decenni la normativa sui rifiuti ha ignorato il mare, assumendo che l’inquinamento provenisse dalla terra.

Il porto, nella sua definizione storica, è infrastruttura per merci, non per rifiuti. Ma oggi, afferma Mastro, un porto moderno deve essere “casa dei rifiuti accidentalmente pescati”, luogo in cui i materiali trovano tracciabilità, sicurezza giuridica e destinazione autorizzata. Il protocollo firmato è un atto d’intenti che potrà diventare contratto, e Termoli verrà portata come caso studio in Assoporti davanti al ministro, con l’ambizione di trasformare questa sperimentazione in riferimento nazionale.

È un ribaltamento culturale: per anni i pescatori sono stati accusati di sporcare il mare, oggi invece ne diventano i custodi. L’amministrazione comunale conferma impegno e disponibilità a sostenere la fase operativa; la comunità della pesca, tramite interventi spontanei in sala, esprime soddisfazione e speranza. Un settore abituato a fare i conti con reti che tornano piene di rifiuti invece che di pesce ora trova un canale per trasformare quella frustrazione in risorsa. FederOP e Federpesca, attraverso Basso Cannarsa e Francesca Biondo, sostengono che Sea Trace potrebbe portare benefici su oltre 10.000 pescatori in Italia, consentendo monitoraggi scientifici sullo stato del mare e conferimento strutturato dei materiali.

È la dimensione sociale del progetto: non solo ecologia, ma redistribuzione di valore, riconoscimento del lavoro marittimo, costruzione di una filiera che lega mare, porto, industria del recupero e territorio. A fine incontro Guidotti consegna simbolicamente una bussola e un orologio, ricordando che per innovare serve orientamento e consapevolezza del tempo che scorre. Una metafora che chiude il cerchio. Termoli, con Sea Trace, sceglie una rotta e la sceglie adesso. Il progetto è già operativo e partirà con conferimenti strutturati a breve. Non è solo un’app, non è solo blockchain: è il tentativo concreto di restituire al mare ciò che gli è stato tolto in decenni di incuria, trasformando plastica e scarti in materia nuova, dati in conoscenza, problemi in opportunità. Un porto che non solo pesca, ma ripara. Una città che non si limita a guardare il mare, ma lo cura.

Da qui, da Termoli, può partire un modello che l’Italia intera potrebbe adottare. E se un domani, parlando di lotta ai rifiuti marini, diremo “tutto è iniziato a Termoli”, allora questa giornata avrà avuto il suo peso nella storia ambientale del Paese.

Emanuele Bracone