lunedì 19 Gennaio 2026
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A Montenero la Giornata del Ringraziamento Coldiretti: sfilano i trattori

MONTENERO DI BISACCIA. Non è solo una tradizione agricola: è un rito civile che ogni anno misura la temperatura di una comunità. La Giornata del Ringraziamento della Coldiretti, celebrata oggi, ha trasformato Montenero in un grande laboratorio a cielo aperto dove passato e futuro dell’agricoltura locale si sono guardati negli occhi. Niente nostalgia, niente folklore: la lunga colonna di trattori che ha attraversato il paese ha mostrato quanto il settore primario sia cambiato. Cabine climatizzate, sistemi di guida assistita, ruote che costano quanto una piccola utilitaria: la modernità non chiede permesso, avanza e basta.
In piazza, dove i mezzi hanno sostato, la curiosità dei cittadini è diventata dialogo. Domande, confronti, racconti di campagne che non sono più quelle di una volta ma che continuano a essere il motore silenzioso di un territorio vasto e complesso. Montenero, con i suoi oltre novemila ettari che scendono dal crinale collinare fino al mare, è un mosaico agricolo che tiene insieme grano duro, vigneti da esportazione, oliveti e ortaggi. Una ricchezza che non si vede a colpo d’occhio, ma che sostiene l’economia locale più di quanto si dica.
La celebrazione religiosa nella chiesa di San Matteo, guidata dal parroco don Stefano Rossi, ha dato alla giornata il suo respiro comunitario. Poi il pranzo, occasione per confrontarsi senza formalismi su ciò che funziona e ciò che non funziona. Perché l’agricoltura montenerese, come quella italiana, vive dentro una contraddizione permanente: costi che salgono, ricavi che non seguono lo stesso ritmo, burocrazia che pesa quanto un raccolto andato male. Eppure, proprio qui, la resilienza non è uno slogan: è un fatto.
Lo si vede nei volti dei giovani che salgono sui trattori con naturalezza, che tornano ai campi per scelta e non per ripiego, che provano a tenere in piedi aziende familiari o a dare dignità a terreni ereditati. È un segnale che vale più di mille analisi: il settore non è un reperto del passato, ma un cantiere aperto. E non è un caso che anche la guida locale della Coldiretti sia affidata a un giovane, Michele Porfido, simbolo di una generazione che non vuole limitarsi a conservare, ma intende trasformare.
La Giornata del Ringraziamento, allora, non è stata solo un momento di festa. È stata una fotografia nitida di un territorio che continua a credere nella propria vocazione agricola, pur conoscendone tutte le fatiche. Una comunità che non si arrende alla retorica del “non conviene più”, ma che prova ogni anno a ripartire, con la stessa ostinazione con cui si prepara un nuovo campo: sapendo che il raccolto non è mai garantito, ma che vale sempre la pena seminare.