CAMPOMARINO. La vicenda dell’impianto agrivoltaico da 14,84 MW previsto in contrada Buccaro torna a scuotere il dibattito politico di Campomarino. Dopo mesi di atti, pareri, ricorsi e una sentenza del Tar Molise che ha ribaltato l’esito della Conferenza di Servizi, il consigliere Antonio Saburro, per il gruppo Campomarino Futura, deposita un’interpellanza urgente che punta a chiarire tre passaggi chiave dell’azione amministrativa. Un atto che non si limita a ricostruire la cronologia, ma mette in discussione la gestione complessiva del procedimento, il ruolo del Comune e la scelta finale di “allinearsi” alla sentenza senza riaprire il confronto tecnico-politico.
La storia parte il 19 febbraio 2024, quando al Comune arriva una SCIA-PAS per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico e delle relative opere di connessione. Il 23 febbraio, l’Amministrazione convoca la Conferenza di Servizi Decisoria, in forma semplificata e asincrona, coinvolgendo tutti gli enti competenti. Il procedimento si trascina per mesi, fino al 30 agosto 2024, quando il responsabile del Servizio Urbanistica chiude la Conferenza con un provvedimento negativo, fondato sul dissenso della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. Un dissenso che, come emergerà poi, era stato espresso oltre i termini previsti dalla legge.
La società proponente impugna l’atto davanti al TAR Molise, chiamando in causa Comune, Regione e Soprintendenza. Il ricorso viene notificato il 31 ottobre 2024. Il passaggio decisivo arriva il 29 settembre 2025, quando il TAR accoglie il ricorso e annulla il provvedimento comunale. La motivazione è chiara: il parere negativo della Soprintendenza, essendo tardivo, è inefficace; di conseguenza, il Comune non poteva fondare su di esso la decisione negativa. In altre parole, il dissenso non esiste più giuridicamente, mentre il parere si considera acquisito per silentium, cioè come assenso.
A quel punto, la società proponente – il 9 ottobre 2025 – chiede al Comune di rilasciare il titolo abilitativo. E qui si apre il nodo politico. Il 4 dicembre 2025, il Responsabile del Servizio Urbanistica emette la determinazione n. 721, con cui approva la Conferenza di Servizi “in coerenza” con la sentenza del TAR, trasformando di fatto un procedimento concluso negativamente in un procedimento concluso positivamente.
È proprio questo passaggio che Saburro contesta. L’interpellanza sostiene che la sentenza del TAR non obbligava il Comune a rilasciare automaticamente un provvedimento favorevole. L’annullamento del provvedimento negativo, infatti, non equivale a un’autorizzazione: riporta semplicemente il procedimento allo stato precedente, lasciando all’Amministrazione la possibilità – e forse la necessità – di riavviare la Conferenza di Servizi, acquisire nuovi pareri, aggiornare le valutazioni, verificare l’interesse pubblico attuale e decidere in autonomia. Il Comune, insomma, non era vincolato a “convertire” l’esito della Conferenza, ma poteva (e secondo l’interpellanza doveva) riaprire il procedimento.
Da qui le tre domande poste al sindaco e all’assessore all’Urbanistica. La prima: perché il Comune non si è costituito in giudizio davanti al Tar Molise, rinunciando a difendere il proprio provvedimento negativo? Una scelta che, per un progetto di questa portata, appare politicamente rilevante. La seconda: perché il dirigente ha scelto di approvare la Conferenza di Servizi, invece di convocarne una nuova? Una decisione che, secondo Saburro, non è imposta dalla sentenza e che priva il Comune della possibilità di rivalutare l’intervento. La terza: quali ostacoli impedirebbero oggi l’annullamento o la revoca in autotutela della determinazione n. 721, qualora l’Amministrazione ritenesse necessario tutelare l’interesse pubblico?
L’interpellanza riporta così al centro della scena un tema che va oltre il singolo impianto: il rapporto tra enti locali e grandi progetti energetici, la capacità del Comune di esercitare pienamente le proprie prerogative, il ruolo della politica nel guidare – e non subire – procedimenti complessi. In un territorio come Campomarino, dove la pressione degli impianti energetici si intreccia con la tutela del paesaggio agricolo e con le dinamiche economiche locali, la vicenda dell’agrivoltaico diventa un banco di prova della trasparenza amministrativa e della visione strategica dell’ente. Ora la parola passa alla Giunta, chiamata a rispondere non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello politico.
EB
