TERMOLI. I propositi di pace del 2026 infranti da una nuova escalation militare, peraltro paventata da tempo, con gli Usa che hanno catturato dopo un attacco bellico il Presidente del Venezuela Maduro.
Oggi, 3 gennaio 2026, il Venezuela è al centro di una significativa escalation internazionale dopo forti esplosioni e attività di velivoli militari nella capitale Caracas e in altre località strategiche del paese.
L’Ambasciata d’Italia a Caracas ha emesso un avviso per i connazionali presenti nel paese, invitando a restare in casa e limitare gli spostamenti, mentre la Farnesina conferma di seguire la situazione con attenzione e mantiene contatti con il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.
Questa drammatica evoluzione rappresenta il picco più grave di tensione tra gli Stati Uniti e il Venezuela dalla crisi che ha segnato il paese negli ultimi anni e porta nuovamente al centro del dibattito internazionale questioni di sovranità, sicurezza regionale e rispetto del diritto internazionale.
Il Venezuela vive da anni una grave crisi economica, sociale e istituzionale, con alta inflazione, carenza di beni di base, crisi dei servizi pubblici e instabilità politica. Questa situazione ha generato uno dei più grandi flussi migratori della regione latino-americana degli ultimi decenni, con milioni di venezuelani costretti a cercare opportunità di vita e lavoro all’estero. Tra coloro che hanno lasciato il paese vi sono professionisti qualificati, inclusi medici, che hanno cercato sbocchi professionali in altri paesi, tra cui l’Italia.
Negli ultimi anni, il Molise ha registrato l’arrivo e l’inserimento di medici venezuelani, in particolare di origini italo-venezuelane, che hanno contribuito in maniera significativa alle strutture sanitarie regionali, soprattutto in momenti di particolare sofferenza del sistema sanitario locale.
Durante e dopo l’emergenza sanitaria globale, la carenza cronica di personale medico ha spinto molte regioni italiane, incluso il Molise, a fare riferimento a professionisti formati all’estero. In questo contesto, numerosi medici venezuelani hanno potuto lavorare in ospedali e ambulatori locali, integrando competenze e offrendo servizi essenziali ai cittadini. Questo ha rappresentato un contributo apprezzato sotto il profilo quantitativo e qualitativo, spesso in reparti in cui le carenze di medici rischiavano di compromettere il funzionamento delle strutture sanitarie.
Nonostante il valore professionale dimostrato, la situazione contrattuale e il riconoscimento formale dei titoli di studio rimangono questioni aperte. Molti di questi professionisti si trovano ancora in attesa di procedure di riconoscimento del titolo estero per poter accedere pienamente alle graduatorie e alle opportunità di carriera nel Servizio Sanitario Nazionale. Le istituzioni regionali e associazioni di settore continuano a sollecitare azioni normative e amministrative per stabilizzare la posizione di tali medici e valorizzare il loro contributo.
La presenza di medici venezuelani in Molise non è soltanto l’effetto della mobilità internazionale conseguente alla crisi, ma ha anche favorito legami culturali e sociali tra le comunità locali e quelle italo-venezuelane, contribuendo a un tessuto di scambi e relazioni che supera i confini nazionali.
Abbiamo chiesto una testimonianza diretta a una molisano-venezuelana, la collega Adriana Ciccaglione, che proprio nelle ultime settimane del 2025 ha deciso di rientrare in Molise: «Come cittadina venezuelana residente in Italia, il sentimento prevalente in queste ore è la preoccupazione.
Nella giornata odierna sono state segnalate esplosioni e azioni militari in diverse aree del Venezuela, tra cui Caracas, La Guaira, Miranda e Aragua, zone che comprendono sia località civili sia installazioni militari. Le informazioni disponibili restano frammentarie e richiedono, al momento, la massima prudenza.
Dalla piattaforma X, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha diffuso dichiarazioni con le cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. In assenza di verifiche indipendenti, tra i venezuelani — sia all’interno del Paese sia nella diaspora — prevale l’incertezza su ciò che potrà accadere nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
È fondamentale chiarire che non vi è consenso né sostegno verso attacchi militari o interventi armati stranieri. Tuttavia, una parte significativa della popolazione venezuelana non interpreta l’attuale scenario come la rimozione di un presidente democraticamente legittimato, bensì come la possibile fine di un sistema di potere che si è mantenuto anche per evitare procedimenti giudiziari internazionali.
Sono infatti pendenti denunce per gravi violazioni dei diritti umani davanti a organismi internazionali come la Corte Interamericana de Derechos Humanos.
Pur non condividendo molte delle politiche di Donald Trump, va ricordato che le accuse di legami tra il regime venezuelano e il narcotraffico sono state avanzate da anni da diverse inchieste e analisi internazionali. La crisi venezuelana ha avuto inoltre un forte impatto regionale, in particolare sulla Colombia, dove il già fragile processo di pace è stato messo a dura prova dalla presenza di reti criminali transnazionali.
Dal lato italiano, il Governo ha seguito l’evolversi degli eventi con particolare attenzione. Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha comunicato che la Unità di Crisi della Farnesina è operativa, in costante coordinamento con la rappresentanza diplomatica a Caracas, e che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è regolarmente informata sulla situazione.
Alle cittadine e ai cittadini italiani presenti in Venezuela è stata offerta assistenza consolare, con la raccomandazione di non uscire di casa, mantenere la massima prudenza e contattare il consolato per eventuali emergenze o segnalazioni.
Secondo le autorità italiane, in Venezuela risiedono circa 160.000 persone con cittadinanza italiana, molte delle quali con doppia nazionalità. Anche per questo motivo, l’invito alla cautela resta prioritario.
In un contesto così delicato, più che dichiarazioni sensazionalistiche o prese di posizione affrettate, è necessario mantenere lucidità, responsabilità e memoria storica.
Ciò che è in gioco non riguarda solo l’evoluzione politica del Venezuela, ma la stabilità dell’intera regione e la sicurezza delle popolazioni civili».
Emanuele Bracone
