giovedì 15 Gennaio 2026
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Assalto al portavalori, «Fare di più per garantire la sicurezza degli operatori»

ABRUZZO–MOLISE. Il trasporto valori è un settore che vive stabilmente sul crinale del rischio, ma continua a essere trattato come un tema marginale, buono solo per riempire il dibattito pubblico quando un assalto violento rompe la quiete apparente. È un paradosso che pesa soprattutto su territori come Abruzzo e Molise – e in particolare sulla provincia di Chieti, colpita da almeno tre assalti negli ultimi tre anni – dove la vulnerabilità quotidiana delle guardie giurate è ormai un dato strutturale, non un incidente di percorso.
Donne e uomini che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale per l’economia nazionale operano in condizioni che non reggono più il confronto con l’evoluzione delle tecniche criminali: mezzi insufficienti, protocolli datati, investimenti minimi, riconoscimenti professionali che non riflettono la complessità e la pericolosità del loro lavoro. Mentre le bande organizzate affinano strategie sempre più aggressive, il sistema che dovrebbe proteggerli resta fermo, intrappolato in una logica emergenziale che interviene solo dopo l’ennesimo episodio di cronaca.
È questo il punto su cui la Fisascat Cisl Abruzzo e Molise torna a battere con forza: la sicurezza non può essere un optional, né un capitolo da aprire solo quando il danno è già compiuto. Serve un cambio di paradigma, un approccio preventivo e strutturale che metta al centro la tutela dei lavoratori e la capacità del sistema di anticipare le minacce. Mezzi blindati adeguati, tecnologie aggiornate, formazione continua, modelli operativi moderni e un coordinamento reale tra sicurezza pubblica e vigilanza privata devono diventare standard minimi, non obiettivi futuri.
Sulla stessa linea la Filcams Cgil di Chieti, che parla apertamente di escalation: non più episodi isolati, ma una sequenza di attacchi che conferma un’emergenza sottovalutata da troppo tempo. Le guardie giurate, denunciano, lavorano spesso con organici ridotti, turni pesanti, strumenti inadeguati e protocolli che non tengono il passo con la brutalità degli assalti. A peggiorare il quadro, scelte aziendali orientate al massimo ribasso che scaricano sui lavoratori il costo di un sistema che risparmia proprio dove non dovrebbe.
Entrambe le organizzazioni esprimono solidarietà ai lavoratori coinvolti nell’ultimo assalto e alle loro famiglie, ribadendo un principio che dovrebbe essere scontato: la vita e la dignità dei lavoratori non sono negoziabili. Chi garantisce un servizio essenziale per il Paese non può essere lasciato solo, né trasformato nel bersaglio sacrificabile di un settore che continua a muoversi tra ritardi, sottovalutazioni e investimenti insufficienti.
Per questo Fisascat Cisl e Filcams Cgil chiedono un confronto serio, stabile e non episodico con istituzioni e aziende: servono investimenti veri, standard di sicurezza più elevati, mezzi e tecnologie adeguate, un riconoscimento salariale e professionale all’altezza del rischio, e un coordinamento più efficace tra pubblico e privato. Senza risposte concrete e tempestive, la mobilitazione non si fermerà. Perché la sicurezza sul lavoro non è una concessione: è un diritto. E un settore ad alto rischio non può continuare a essere visto solo quando il sangue macchia l’asfalto.

EB