giovedì 22 Gennaio 2026
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Ci sono sofferenze che non urlano, che non chiedono aiuto in modo esplicito

GUGLIONESI. Il doppio dramma che ha caratterizzato la fine d’anno a Guglionesi impone riflessioni, come quelle fatte dai nostri utenti social, ad esempio. Ma il disagio esistenziale e l’esigenza di una solidarietà comunitaria riguardano tutti i territori.

Viviamo immersi in un tempo che corre veloce, dove l’attenzione è frammentata e lo sguardo raramente si posa davvero sugli altri. Ci muoviamo tra impegni, notifiche, scadenze, convinti di essere presenti, mentre spesso siamo solo di passaggio. In questo rumore costante, il dolore altrui diventa invisibile. Non perché non esista, ma perché richiede qualcosa che sempre più fatichiamo a concedere: tempo, ascolto, umanità.

Ci sono sofferenze che non urlano, che non chiedono aiuto in modo esplicito. Si nascondono dietro sorrisi di circostanza, frasi di rito, una normalità apparente che rassicura chi guarda distrattamente. Eppure i segnali ci sono, anche se sottili. Sta a noi scegliere se ignorarli o fermarci. Tendere una mano non è sempre facile: implica esporsi, rompere l’indifferenza, accettare di non avere soluzioni pronte. Ma è spesso l’unica risposta possibile.

Forse il vero interrogativo non riguarda ciò che non abbiamo visto, ma ciò che non abbiamo voluto vedere. In una società che premia l’efficienza e la forza, la fragilità fa paura. E così la evitiamo, la minimizziamo, la lasciamo sola. Recuperare uno sguardo più attento, una parola in più, un gesto semplice può sembrare poco. Ma è da queste attenzioni minime che nasce una comunità più consapevole, capace di non voltarsi dall’altra parte.

Alberta Zulli