venerdì 13 Febbraio 2026
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Dialisi allo stremo al San Timoteo: paziente scrive all’Asrem «Servono nefrologi subito»

TERMOLI. Una paziente dializzata del reparto di nefrodialisi dell’Ospedale San Timoteo di Termoli ha inviato una lettera durissima al direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, denunciando una situazione che definisce «critica, insostenibile, ormai oltre il limite».

Una testimonianza che arriva dall’interno, dalla voce di chi tre volte a settimana si siede davanti a un rene artificiale per continuare a vivere e che, da due anni, documenta un progressivo deterioramento dell’assistenza.

La paziente ricorda al direttore generale che l’intero servizio è retto da soli due nefrologi, «professionisti eccellenti che fanno l’impossibile per garantire assistenza», ma costretti a turni di 12 ore, senza ferie, senza permessi, senza possibilità di assentarsi nemmeno per motivi familiari o di salute.

«Sabato 17 gennaio – scrive – i due nefrologi sono venuti a lavorare con la febbre. Questo dimostra il loro enorme senso del dovere, ma non è normale né sostenibile».

Nell’ultimo mese, denuncia la paziente, i due medici hanno dovuto dividersi tra Dialisi, Rianimazione e UTIC, gestendo contemporaneamente pazienti cronici e casi acuti in un quadro che definisce «di emergenza continua».

Eppure l’Asrem, in una comunicazione del 15 novembre, aveva annunciato la «ricerca di ulteriori risorse attraverso convenzioni con Regioni limitrofe» e la possibilità di copertura di alcuni turni da parte dei medici della Medicina interna.

«Ma ad oggi – scrive – non si muove nulla. I medici della Medicina non vogliono coprire i turni in emodialisi, eppure in quel reparto presta servizio anche una nefrologa».

La criticità riguarda anche il personale infermieristico: tre infermiere sono attualmente in malattia, un’altra ha lasciato il servizio il mese scorso e le colleghe rimaste sono costrette a doppi turni.

«La dialisi è un reparto particolare- ricorda la paziente– il nuovo personale va formato, bisogna imparare a gestire i reni artificiali, gli accessi vascolari, le urgenze. Non si può improvvisare».

A questo si aggiunge un dato che definisce «preoccupante»: entro il 2026 andranno in pensione quattro operatori, aggravando ulteriormente un quadro già oggi «al limite del collasso».

La lettera si chiude con un appello diretto al direttore generale Di Santo: «Sono seriamente preoccupata. La situazione è davvero critica e vorrei che Lei mi rassicurasse che state facendo qualcosa di concreto».

Una denuncia che non lascia spazio a interpretazioni: la nefrodialisi del San Timoteo è in sofferenza profonda e a segnalarlo non sono solo operatori sanitari o sindacati, ma chi vive ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze di una carenza strutturale che rischia di trasformarsi in una emergenza sanitaria permanente.

EB