TERMOLI. C’è davvero bisogno di una Giornata Mondiale per ricordarci l’importanza dell’educazione? Istintivamente, la risposta sarebbe no. L’educazione dovrebbe essere talmente centrale nella vita di una società da non aver bisogno di ricorrenze: una priorità costante, non un tema da calendario.
Eppure, se oggi 24 gennaio si celebra la Giornata Mondiale dell’Educazione, un motivo c’è. Significa che l’educazione viene spesso trascurata, compressa tra emergenze più rumorose e interessi immediati. Ce ne ricordiamo soprattutto quando qualcosa si rompe: nel linguaggio pubblico che si impoverisce, nel rispetto che manca, nella difficoltà di ascoltare e comprendere.
L’educazione non è solo scuola, voti o programmi. È il modo in cui una comunità cresce, discute, affronta i conflitti. È imparare a stare nel mondo, a rispettare gli altri, a gestire frustrazioni, a riconoscere i propri limiti e il valore delle regole. Senza questa base, i segnali di disagio crescono, e le conseguenze si vedono presto nella vita dei ragazzi e nella comunità.
In Molise, la realtà dei giovani è preoccupante. Episodi di violenza, atti di vandalismo e comportamenti aggressivi raccontano di ragazzi spesso soli, senza punti di riferimento stabili, che cercano attenzione in modi sbagliati. Non si tratta di “ragazzate”: sono campanelli d’allarme di un disagio educativo e sociale. La noia, la mancanza di spazi per incontrarsi, la carenza di opportunità culturali e sportive trasformano energie naturali in comportamenti rischiosi. Scuole e famiglie provano a intervenire, ma troppo spesso manca una rete educativa vera, capace di sostenere i giovani nelle scelte quotidiane.
Forse non serve una giornata per celebrare l’educazione. Serve, invece, per farci domande scomode: quanto spazio le diamo davvero? Quanto tempo dedichiamo a creare occasioni di ascolto, confronto e crescita? Quanto investiamo in opportunità concrete che vadano oltre i programmi scolastici?
La Giornata Mondiale dell’Educazione non è una festa, ma un richiamo: educare è una responsabilità quotidiana che richiede attenzione, impegno e coerenza. Non basta celebrare: serve agire, costruire reti di sostegno, non lasciare soli i giovani di fronte alle loro fragilità. Una società che dimentica l’educazione rischia di compromettere il proprio futuro.
Alberta Zulli