TERMOLI. Emodinamica, un giorno di luce dopo anni difficili: “Nessuna corsia preferenziale, solo lavoro e resistenza”.
«Una giornata di gioia, finalmente. Così è stata vissuta la notizia del rinnovo dell’angiografo nell’Emodinamica di Termoli, un traguardo atteso da anni e che restituisce fiducia a un servizio che, nonostante tutto, non ha mai smesso di garantire assistenza. Eppure, accanto alla soddisfazione, non sono mancati commenti polemici e letture distorte che hanno tentato di trasformare un risultato collettivo in motivo di divisione».
A parlare è Fabiana Puia, isernina, da quindici anni in servizio nell’Emodinamica del San Timoteo. Una voce interna, competente, che conosce sulla propria pelle la storia recente del reparto e dell’intera rete cardiologica regionale.
“L’angiografo è stato sostituito in tutte e tre le Emodinamiche della regione”.
La prima precisazione è netta:
il rinnovo dell’angiografo non riguarda solo Termoli, ma tutte e tre le Emodinamiche del Molise – Campobasso, Isernia e Termoli.
Nessuna corsia preferenziale, nessun privilegio, nessun “scippo” da un territorio all’altro.
Le difficoltà che alcune realtà stanno vivendo – difficoltà note, reali e condivise – non dipendono da questa operazione di rinnovo tecnologico, programmata e necessaria per l’intera rete regionale.
Anni di resistenza: “Eravamo in cinque medici e due infermieri, ma non abbiamo mai mollato”
Puia ricorda senza retorica i momenti più duri:
periodi in cui l’organico era ridotto all’osso, con appena cinque medici tra Cardiologia, UTIC ed Emodinamica e solo due infermieri. Nonostante questo, le urgenze sono sempre state garantite, così come i trasporti in ambulanza, spesso in condizioni limite.
Un reparto che ha continuato a resistere, a credere nel proprio ruolo, anche quando sembrava impossibile farlo.
La svolta: “Un primario che ci ha presi per mano”
La rinascita, racconta Puia, ha un nome e un cognome: Gianludovico Magri.
Un primario che ha lavorato lontano dai riflettori, ricostruendo pezzo dopo pezzo un’équipe provata fisicamente e moralmente. Ha portato nuovi medici, nuovi infermieri, nuova prospettiva. Ha restituito dignità a un servizio che rischiava di spegnersi.
Un lavoro silenzioso, costante, che oggi permette di festeggiare un risultato che non è un punto d’arrivo, ma un segnale di ripartenza.
Il dietro le quinte che nessuno vede.
La quotidianità dell’Emodinamica non è fatta solo di procedure e tecnologia.
È fatta di notti difficili, rinunce personali, turni massacranti, responsabilità enormi.
È fatta soprattutto di collaborazione continua con Campobasso e Isernia: una rete vera, quotidiana, che smentisce ogni narrazione di rivalità o competizione.
“Ci sentiamo ogni giorno”, racconta Puia. “Siamo un’unica squadra, e speriamo sinceramente che anche dove oggi c’è più difficoltà possa arrivare presto la stessa luce”.
Gioire non significa ignorare i problemi altrui
Il messaggio finale è un invito alla maturità collettiva.
Festeggiare un traguardo non significa mancare di rispetto a chi vive criticità.
Significa riconoscere un percorso, il lavoro di tante persone, e il fatto che – dopo anni di buio – qualcosa finalmente si muove nella direzione giusta.
In un momento in cui la sanità molisana ha bisogno di fatti, collaborazione e fiducia, le polemiche sterili non aiutano nessuno.
Aiuta invece chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di esserci.
EB