TERMOLI. Nella serata di domenica scorsa, l’auditorium di Santa Maria degli Angeli ha accolto un incontro intenso e profondamente umano promosso dalla Commissione Pastorale della diocesi di Termoli-Larino, con la partecipazione di Giorgio Epicoco e Cristina Righi e la presenza del vescovo, monsignor Claudio Palumbo. Tema centrale: la sessualità come dono divino di gioia nel cammino coniugale, attraverso la testimonianza di vita e fede di due sposi che hanno fatto della loro storia, con le sue ferite e resurrezioni, una missione per gli altri.
L’incontro ha toccato corde profonde, invitando le coppie presenti a riconoscere la propria unicità e a raccogliere la sfida di vivere la relazione coniugale non alla superficie dei gesti, ma nel cuore del dono totale di sé. Cristina e Giorgio, provenienti da Perugia e responsabili dal 2014 della sezione locale dell’associazione A.Mar.Lui, hanno raccontato al pubblico la loro storia di fede, caduta, conversione e missione. La loro esperienza non è teorica: è frutto di anni di lotta personale, momenti di tenebra superati grazie alla grazia e all’abbandono a Cristo.
La narrazione di Giorgio e Cristina è toccante perché radicata nell’imperfezione: un fidanzamento segnato da una sessualità vissuta fuori dal progetto cristiano, un matrimonio civile celebrato prima di poter ricevere i sacramenti, la scomunica legata alla professione medica di lui per aver praticato aborti — episodio difficile e controverso che il relatore interpreta alla luce della conversione personale e della nuova luce trovata nella fede.
La loro svolta spirituale completa, hanno detto, è avvenuta attraverso una profonda esperienza di fede che ha trasformato ferite in dono e che li ha guidati a sostenere coppie, sposi e fidanzati in tutta Italia, e anche all’estero, con testimonianze e percorsi di rinascita nei legami. Oggi la loro missione si propone di aiutare le coppie a costruire una “chiesa domestica”, in cui l’amore coniugale diventa proposta di santità concreta.
Cristina ha guidato i presenti in un momento di preghiera e riflessione sulla bellezza del dono reciproco tra i coniugi: guardarsi negli occhi, tenersi per mano, e riscoprire che nella relazione coniugale “due diventano una sola carne” — non come biologia, ma come espressione di una volontà che si dona senza riserve.
In un momento storico in cui relazioni e sessualità spesso vengono vissute con confusione o superficialità, gli interventi hanno voluto richiamare l’attenzione sul fatto che la sessualità integrata nell’amore coniugale è un percorso che parte da una scelta consapevole di dono e responsabilità, ricordando anche la riflessione ecclesiale sulla famiglia come “chiesa domestica”, modello vivo di fede e servizio alla comunità cristiana. Questa visione si allinea anche allo spirito di figure come i beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, due sposi italiani – i primi nella storia della Chiesa ad essere beatificati insieme – che vissero il matrimonio come un vero cammino di santità e servizio alla vita familiare e all’accoglienza dei figli, interpretando concetti di amore, sacrificio e fede come via quotidiana di testimonianza cristiana.
Se è vero che la prospettiva di Giorgio e Cristina risuona per molti aspetti con la tradizione cattolica di coppia e famiglia, emerge anche una posizione fortemente normativa sulla sessualità e sulle scelte personali che, pur radicata in una fede sincera, può risultare difficile da accogliere per quanti vivono in un contesto culturale segnato da pluralità di esperienze e sensibilità. In particolare, collegare automaticamente sessualità, peccato e legge — come nella riflessione sull’aborto e la legge 194 — richiede delicatezza e discernimento, specie in un dialogo con coppie e fidanzati che possono portare storie molto diverse. La sfida è allora quella di parlare con amore cristiano alla realtà complessa delle relazioni umane, senza trascurare la gentilezza e l’ascolto.
La parola che i relatori hanno voluto lasciare come seme per il futuro è stata: Perdono. Nel matrimonio e nella vita, hanno sottolineato, solo attraverso il perdono — verso se stessi e verso l’altro — si genera vera libertà e pace interiore. Il loro invito finale è stato a non fermarsi nel cammino di fede, perché il matrimonio è una vocazione permanente accompagnata da sfide, prove e grazie che si sperimentano giorno dopo giorno, insieme con Cristo.
Angelica Silvestri



