LARINO. Durante il penultimo Consiglio comunale, il gruppo di minoranza di Larino ha sollevato interrogativi sull’ultima edizione della Fiera d’Ottobre, una delle manifestazioni più antiche della città. Gli esponenti della minoranza hanno evidenziato cali di partecipazione e alcune scelte organizzative che, secondo loro, meritano chiarimenti.
«È un dato di fatto che una delle manifestazioni più antiche della città stia perdendo lustro di anno in anno. Lo dicono gli espositori sempre meno presenti, i visitatori in diminuzione, ma soprattutto lo racconta il passato glorioso di un evento che un tempo aveva grande capacità attrattiva.
L’ultima edizione non ha fatto eccezione, confermandosi tra le meno partecipate, tanto che è stata oggetto di interrogazione da parte della minoranza.
In particolare, è stato chiesto all’assessore alle Attività Produttive, Angela Vitiello, di riferire circa i motivi che hanno spinto l’amministrazione ad affidare l’organizzazione della fiera a un soggetto economico esterno, e poi di illustrare le spese sostenute, gli introiti ottenuti, il numero degli espositori coinvolti suddivisi per categoria e le modalità di assegnazione degli spazi espositivi.
L’Assessore Vitiello ha letto una lunga relazione in cui si diceva, in sintesi, che la decisione di esternalizzare l’evento è stata dettata da una logica economica, con riduzione dei costi – 40.000 euro cui sottrarre il contributo di 15.000 euro della Camera di Commercio – e azzeramento di qualsiasi rischio per l’ente, evitando anche alla macchina amministrativa un sovraccarico di lavoro straordinario, tenuto conto della mancanza di risorse umane; dall’altro lato, motivazioni di efficienza, efficacia e qualità, affidandosi a una professionalità capace di garantire comunicazione e organizzazione mirate, visto che “la scelta dell’operatore esterno è stata fatta sulla base di documentate esperienze pregresse”.
In ogni caso, il numero degli espositori è calato, soprattutto quello dello street-food, per la decisione, a detta dell’Assessore, di “non fare una sagra confusionaria come negli altri anni”, quando però in passato si puntava proprio sullo street-food come richiamo al territorio e alle sue eccellenze.
Il cnsigliere Salvatore Faiella ha replicato, con toni da lui stesso definiti sopra le righe, chiedendo poi scusa ai presenti e a chi avrebbe seguito la registrazione del Consiglio, insistendo sul fallimento completo dell’evento, sottolineando l’incapacità di organizzarla e, in maniera provocatoria, affermando che i tanti soldi spesi, anche nelle passate edizioni, avrebbero potuto aiutare le attività commerciali in difficoltà.
Provocazione alla quale l’assessore Vitiello ha risposto con un’altra provocazione: “Non si può spiegare la Fiera d’Ottobre a chi non ha sangue larinese”, detto a una persona che da anni, con le Luminarie, porta alto il nome di Larino. A prescindere dal fatto che ben due esponenti della maggioranza non hanno origini larinesi, l’Assessore ha dimenticato di dire che proprio lei, nonostante il sangue “blu” frentano, ha ridotto per la prima volta nella storia dell’evento la durata della fiera da cinque a tre giorni, in barba alla tanto “sentita” tradizione.
La perla è arrivata quando il Consigliere Faiella ha chiesto spiegazioni su un vecchio progetto visionario, annunciato dall’assessore nel 2023 ma mai realizzato, che avrebbe dovuto rilanciare la fiera, facendola diventare un brand e punto nevralgico dell’agroalimentare del Basso Molise. La risposta è stata letteralmente: “Io non sono nessuno per spiegare, vada su Internet…”.
Un’uscita giudicata superficiale per chi ricopre un ruolo centrale nella vita pubblica della città, soprattutto se si tratta di progetti pubblicamente divulgati.
Solo quando il consigliere Di Maria ha suggerito di pensare a una “fiera filiera”, l’Assessore ha citato la stessa idea, già sviluppata da un soggetto esterno, come possibile soluzione per il rilancio dell’evento.
Alla luce di quanto detto, resta il fatto che un evento come la Fiera d’Ottobre ha bisogno di nuova linfa, di idee innovative che sappiano coniugare tradizione e cambiamento, puntando su un progetto che valorizzi l’anima antica della manifestazione ma la rinnovi secondo le esigenze del territorio. Con impegno, dedizione e professionalità, la manifestazione può tornare a essere un punto di riferimento. Se il 2026 non sarà l’anno della svolta, la “Valley dell’Agroalimentare” annunciata nel 2023 rischia di trasformarsi in una “Valley” di lacrime».
