SANTA CROCE DI MAGLIANO. Ci sono incontri che nascono come appuntamenti locali e finiscono per diventare specchi del Paese. È ciò che è accaduto nella Sala Consiliare di Santa Croce di Magliano, dove il convegno “Giovani, bullismo, famiglie e istituzioni”, promosso dal Comune insieme all’Associazione Stop Bullismo ODV di Macchia d’Isernia, si è trasformato in un vero laboratorio civile sulle fragilità educative dell’Italia contemporanea. Mercoledì 7 gennaio, amministratori, esperti, operatori sociali e cittadini hanno composto un quadro che va oltre la cronaca: un Paese disorientato di fronte ai nuovi linguaggi digitali, spesso incapace di riconoscere i segnali di sofferenza che attraversano le giovani generazioni, e sempre più esposto a forme di abbandono educativo che non riguardano solo le periferie, ma anche i piccoli centri.
L’apertura del sindaco Alberto Florio e della consigliera con delega alla disabilità Rosa Mancini ha fissato il tono della serata: niente allarmismi, niente moralismi, ma la consapevolezza che il bullismo non è un incidente isolato bensì il sintomo di un malessere più profondo. A seguire, gli interventi della vicepresidente del Consiglio regionale Stefania Passarelli, del pedagogista Giordano Rossi, del presidente dell’associazione Fabio Iannucci e dello psicologo analista Nicola Malorni hanno intrecciato analisi scientifica, esperienza sul campo e responsabilità istituzionale, restituendo una lettura complessa e non consolatoria del fenomeno.
La presenza della presidente e della coordinatrice dell’Ambito Sociale di Larino, Graziella Vizzarri ed Eloisa Arcano, dell’onorevole Laura Venittelli e del regista Simone D’Angelo – autore di lavori dedicati al disagio giovanile – ha confermato la natura corale dell’iniziativa. Non un semplice convegno, ma un momento di comunità: un tentativo di guardare insieme ciò che troppo spesso si preferisce ignorare.
Tra gli interventi, quello di Nicola Malorni ha rappresentato il punto di svolta. Lo psicologo ha invitato a superare la tentazione di leggere gli episodi di bullismo come devianze circoscritte o “casi” da isolare. «Non riguarda solo questa comunità – ha affermato – perché ciò che è accaduto è la punta dell’iceberg di una emergenza educativa diffusa, che attraversa l’Italia e l’intero mondo occidentale». Malorni ha introdotto un concetto destinato a pesare nel dibattito pubblico: l’abbandono digitale. Non la trascuratezza materiale, ma quella forma di incuria che si consuma quando i figli vengono lasciati per ore davanti a smartphone e social senza regole, senza mediazione, senza un adulto che filtri, accompagni, spieghi. Le evidenze scientifiche – ha ricordato – sono chiare: riviste come Pediatrics e numerosi studi neuroscientifici documentano gli effetti dell’esposizione precoce agli schermi sulla regolazione emotiva, sull’empatia, sulla capacità di gestire la frustrazione. «La relazione umana – ha aggiunto – è sempre più mediata dagli schermi. Filmare tutto, anche il dolore, anche la violenza, è diventato un riflesso automatico. Lo abbiamo visto qui a Santa Croce, lo abbiamo visto nell’incendio in Svizzera che ha ucciso 47 ragazzi: il trauma trasformato in spettacolo».
Il pedagogista Giordano Rossi ha ampliato la prospettiva, indicando le priorità di una strategia che non può essere episodica: prevenzione del bullismo, educazione emotiva, alfabetizzazione digitale, sostegno alle famiglie fragili, presenza stabile di esperti nei contesti scolastici. Non un elenco di buone intenzioni, ma un’agenda politica che richiede investimenti e continuità. La collaborazione con Stop Bullismo ODV, rappresentata da Fabio Iannucci, ha portato testimonianze dirette e strumenti operativi, insistendo sulla necessità di fare rete e di costruire un patto educativo che non lasci soli né i ragazzi né gli adulti. La scuola, come ricordato anche dagli interventi del pubblico, resta un presidio fondamentale, ma non può essere caricata di responsabilità che appartengono prima di tutto alla famiglia.
L’onorevole Venittelli ha illustrato il progetto della Casa dei Diritti ETS, che in convenzione con il Comune attiverà un Punto di Pronto Intervento Sociale dedicato alla prevenzione e al contrasto di violenza, discriminazione, bullismo, cyberbullismo e dipendenze, con un focus sulla ludopatia. Un presidio che chiede l’adesione delle realtà locali e che punta a diventare un riferimento stabile per il territorio.
Proprio sulle responsabilità familiari Malorni e Iannucci hanno insistito con forza: la tendenza a scaricare sulla scuola il peso delle fragilità domestiche è una deriva pericolosa. Le povertà educative – hanno ricordato – si annidano sempre più nelle relazioni primarie, in quelle case dove non manca nulla sul piano materiale ma dove spesso manca il tempo, la presenza, l’ascolto. È lì che si formano – o si deformano – le competenze emotive dei ragazzi.
In chiusura, Malorni ha lanciato una proposta destinata ad aprire un dibattito nazionale: riconoscere l’“incuria educativa digitale” come forma di maltrattamento omissivo genitoriale. Una legge che colmi un vuoto normativo e protegga i minori dall’abbandono educativo nell’ambiente digitale, dalle dipendenze comportamentali, dall’isolamento sociale. Una legge che non punisca, ma responsabilizzi; che non criminalizzi, ma renda visibile ciò che oggi viene rimosso. Lo psicologo ha ribadito la propria disponibilità a lavorare a un disegno di legge condiviso, capace di affrontare il problema in modo sistemico.
Il messaggio finale è stato netto: non si tratta di puntare il dito contro una comunità o contro una generazione, ma di assumere una responsabilità collettiva. La sicurezza dei minori, la qualità delle relazioni, la tenuta educativa dei territori sono questioni politiche nel senso più alto del termine. Riguardano il futuro delle comunità locali, la loro capacità di crescere, proteggere, includere. Santa Croce di Magliano ha dimostrato che un percorso diverso è possibile. Ora tocca al Molise – e all’Italia intera – raccogliere il testimone.
EB




