mercoledì 11 Febbraio 2026
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Infiltrazioni della criminalità e reati commessi dai giovani: l’allarme all’inizio dell’anno giudiziario

CAMPOBASSO. L’anno giudiziario 2026 si apre a Campobasso sotto il segno di una doppia, inquietante tensione: da un lato l’allarme per le infiltrazioni della criminalità organizzata proveniente dalle regioni confinanti e per l’aumento dei reati commessi da giovanissimi; dall’altro il clima di forte incertezza generato dalla riforma della giustizia, dall’imminente referendum del 22 e 23 marzo e da una produzione legislativa che, anziché semplificare, rischia di appesantire ulteriormente il lavoro quotidiano di magistrati e operatori del settore.

È questo il quadro tracciato nel Tribunale di Campobasso durante la cerimonia inaugurale, al centro della quale si colloca la relazione del presidente della Corte d’appello, Vincenzo Pupilella. Un intervento articolato, che tiene insieme luci e ombre del sistema giudiziario molisano. Pupilella rivendica innanzitutto i risultati conseguiti dagli uffici giudiziari, in termini di produttività e smaltimento dell’arretrato, ma richiama con forza l’attenzione sulle criticità strutturali che restano irrisolte. In particolare, sottolinea l’urgenza di colmare i vuoti nei ruoli direttivi e semi-direttivi, passaggi fondamentali per garantire stabilità e continuità all’azione degli uffici. Ancora più critica la situazione del personale amministrativo, i cui organici continuano a risultare insufficienti rispetto ai carichi di lavoro.

Nel suo intervento, Pupilella torna a sollecitare le autorità centrali sulla necessità di rafforzare la Procura di Larino, chiedendo la nomina di un terzo sostituto procuratore. Un’esigenza che non è solo organizzativa, ma strettamente legata al contesto territoriale del Basso Molise, dove le infiltrazioni della criminalità organizzata rappresentano un pericolo concreto e persistente. Non a caso, i dati parlano di un incremento del 150% dei reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso, un segnale che impone risposte rapide e adeguate sul piano delle risorse e degli strumenti investigativi.

Sulla stessa linea si colloca la relazione del procuratore generale presso la Corte d’appello di Campobasso, Mario Pinelli, che utilizza parole nette per descrivere lo scenario criminale regionale. “Emergono preoccupanti segnali di una progressiva esondazione sul territorio molisano di ceppi malavitosi di provenienza pugliese e campana”, afferma, richiamando un’attenzione che va ben oltre i confini amministrativi della regione. Dalla sua relazione emerge anche un riferimento esplicito della Questura di Campobasso agli interessi della cosiddetta “Società foggiana”, e in particolare della “Batteria di San Severo”, nell’area costiera di Termoli e Campomarino, snodo strategico per traffici e attività illecite.

Accanto alla criminalità organizzata, Pinelli punta i riflettori su altre emergenze sociali che finiscono inevitabilmente nelle aule di giustizia. Preoccupano i reati di genere, rispetto ai quali il procuratore generale parla senza mezzi termini di un “grande sommerso”: denunce che non arrivano per paura, vergogna o per l’illusione di poter ricostruire un rapporto violento. Un fenomeno che richiede non solo repressione, ma una rete di prevenzione e protezione più solida.

Allarmante anche il capitolo dedicato alla criminalità minorile. In Molise, come nel resto del Paese, cresce il numero dei reati commessi da quattordicenni, ragazzi sempre più giovani che vengono intercettati e indirizzati verso le strade dello spaccio e della micro-delinquenza. Un trend che interroga le istituzioni sul piano educativo, sociale e giudiziario.

Impossibile, infine, evitare il riferimento alla riforma della giustizia e al clima politico che la accompagna. Nel suo intervento, Pinelli non nasconde le proprie critiche, che suscitano anche qualche segnale di dissenso tra una parte degli avvocati presenti in sala. Ma l’affondo più duro è rivolto alla continua stratificazione normativa. “Assistiamo a una vera e propria bulimia legislativa – denuncia –: siamo sfibrati. L’introduzione di nuovi reati attraverso almeno dieci riforme successive ha prodotto confusione e incertezza negli operatori della giustizia”. Un monito che chiude l’inaugurazione dell’anno giudiziario con una domanda implicita ma cruciale: come garantire efficienza, legalità e tutela dei diritti in un sistema sempre più sotto pressione.

EB