lunedì 19 Gennaio 2026
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L’accoglienza straordinaria riservata alla Fiamma Olimpica riscalda il Capodanno termolese

Foto Veronica Bracone

TERMOLI. Ci sono giorni che chiedono di essere ricordati, incorniciati, consegnati alla memoria collettiva perché non assomigliano agli altri. Non sono routine, non sono ricorrenze, non sono eventi che scorrono senza lasciare traccia. Sono passaggi, svolte, capitoli. Il 1° gennaio 2026 è uno di quei giorni per Termoli: la città adriatica ha accolto la Fiamma Olimpica del percorso “Milano Cortina 2026”, rendendosi protagonista di una pagina che resterà nella storia locale e regionale. Il Molise si inserisce nel viaggio simbolico che precede i Giochi Invernali, e lo fa nel momento più carico di significato possibile: il primo giorno dell’anno, quando tutto ricomincia, quando l’augurio diventa destino, quando la speranza non è solo un concetto ma un esercizio concreto di futuro.

Termolionline ha voluto seguire in diretta l’intera manifestazione.

In Piazza Monumento, la folla era già un mare compatto da prima delle 16.30. Bambini sulle spalle dei genitori, smartphone puntati come fari moderni, bandiere tricolori, sciarpe, sorrisi, volti rivolti nella stessa direzione. Un’attesa sospesa, quasi religiosa. Poi la lanterna, il fuoco che arriva, il silenzio che per un istante scivola sopra le teste come un velo. E quando il fuoco passa alla torcia, quando la Fiamma Olimpia si accende nelle mani del primo tedoforo, la piazza esplode. Applausi, cori, fiato trattenuto e poi liberato in un grande, unico respiro collettivo. Così inizia il viaggio termolese della torcia: un gesto semplice che diventa rito, un bagliore che trasforma un pomeriggio in un simbolo.

Cinque tedofori termolesi si alternano lungo un percorso di circa un chilometro, un anello che tocca il cuore pulsante della città. La torcia si muove come una cometa nella sera d’inverno, attraversando Corso Nazionale, poi Via Roma, quindi Via Federico II di Svevia, sfiorando il Borgo Antico con Vico Sesto Duomo e Piazza Duomo, tra le mura che portano secoli di storia. Passa tra chiese, pietre, balconi affacciati sul mare, poi risale verso Via Duomo e infine ritorna lì dov’è tutto iniziato, Piazza Vittorio Veneto, divenuta per un giorno centro del mondo sportivo. Le vie si stringono come braccia, le luci seguono la fiamma come guardiani discreti; la città, per intero, sembra respirare allo stesso ritmo del fuoco.

Ad accoglierla, con fascia e orgoglio visibile, il sindaco Nico Balice, gli assessori Enrico Miele, Mariella Vaino e Paola Cecchi, coi consiglieri Pino Nuozzi e Francesco Rinaldi (citiamo coloro che abbiamo visto) le, rappresentanti dell’amministrazione comunale, autorità e associazioni. Ma soprattutto c’è Termoli, quella vera: la gente. Le mamme con i passeggini, gli anziani che raccontano ai nipoti cosa significhi un evento così, i giovani che gridano e filmano e sorridono, chi è venuto solo per guardare e chi per sentirsi parte. Perché il passaggio della Fiamma non è solo sport: è identità, partecipazione, orgoglio territoriale. È il Molise che non passa inosservato, che esiste nella narrazione nazionale e internazionale, che si mostra, che rivendica posto e dignità. È una luce che illumina non solo le strade, ma la consapevolezza comune.

Contributi importanti dal Sae 112, dalla Misericordia e dalla Croce Rossa, ovviamente a supporto di Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia locale.

La torcia non lascia souvenir materiali, non porta medaglie, non rilascia certificati. Eppure, lascia qualcosa di più importante: un’appartenenza condivisa. Accende un sentimento di noi, di comunità, di radici e di orizzonte. Mentre corre, sembra cucire passato e futuro con un filo luminoso; unisce le pietre dei vicoli storici al mare che bagna la città, mette Termoli nello stesso racconto di Milano, Cortina, delle grandi città italiane coinvolte nella staffetta nazionale verso i Giochi del 2026. Una vetrina unica, un onore raro, un nuovo inizio che profuma di ambizione.

Sul podio finale, le parole di Balice e l’omaggio dei calendari Eikon 2026 di Stefano Leone.

Quando la Fiamma riparte, quando oltrepassa i confini cittadini per proseguire il suo viaggio verso le prossime tappe, non lascia vuoto: lascia una scia. Le luci restano negli occhi, le voci nelle orecchie, l’emozione nel petto. Si ha la sensazione precisa, netta, che qualcosa sia stato scritto, che una pagina sia stata voltata. Il 2026 per Termoli non inizia con fuochi artificiali soltanto, ma con una torcia che parla al futuro. Una torcia che ricorda che anche una città di mare può brillare nel racconto dei Giochi invernali. Una torcia che dice che la storia passa anche di qui, e oggi Termoli l’ha toccata con le proprie mani.

Un giorno che non si confonderà con gli altri. Un giorno che resterà. Un giorno che ha acceso una città.

Emanuele Bracone