ISERNIA. Fiaccole contro il buio istituzionale: la sanità pubblica molisana diventa racconto nazionale.
Una città intera in cammino, una regione che non arretra, una domanda che brucia: #quantovalequiunavita? Dalle 17, la fiaccolata partita da Piazza Celestino V ha attraversato il cuore di Isernia fino a Largo Cappuccini, davanti all’ex ospedale, trasformando una protesta in narrazione collettiva. In testa il sindaco Piero Castrataro, da venti giorni in tenda davanti al Veneziale, simbolo di una resistenza che non cerca visibilità ma dignità.
Dietro di lui, migliaia di cittadini, comitati civici, associazioni giovanili, operatori sanitari, studenti, famiglie, e gli isernini fuori sede tornati per dire che la cura non è un privilegio, ma un diritto. Le fiaccole non sono solo luce: sono denuncia, sono memoria, sono futuro.
Le immagini della fiaccolata — strette vie illuminate da candele, volti tesi, cartelli che gridano “Chi taglia la sanità muore due volte” — diventano racconto televisivo, ma anche archivio civile.
«Siamo a Isernia, insieme alla comunità, per la fiaccolata in difesa dell’ospedale e del diritto alla salute promossa dal sindaco Piero Castrataro. Una partecipazione forte, sentita, che conferma quanto i cittadini molisani chiedano servizi sanitari dignitosi, strutture funzionanti e un futuro certo per la nostra sanità pubblica. Siamo qui per testimoniare che questo tema non può più essere ignorato: la salute è un diritto, non un favore. E va garantita ovunque, senza disuguaglianze», la dichiarazione del consigliere regionale del M5S, Roberto Gravina.
Il Molise come lente d’ingrandimento
La fiaccolata di Isernia non è un episodio: è un paradigma. In Molise, dove la geografia è già una sfida e la demografia una fragilità, ogni taglio alla sanità pubblica è una ferita che non si rimargina. La chiusura delle guardie mediche, il rischio sull’emodinamica, la precarietà dei reparti non sono solo numeri: sono vite, sono distanze, sono attese che diventano condanne.
La presenza di Propaganda Live oltretutto, ma anche di Piazza Pulita, non è solo mediatica: è politica, culturale, simbolica. Significa che il racconto del Molise non è più periferico, ma centrale. Significa che la fiaccolata non è solo una marcia, ma un atto di cittadinanza radicale. Significa che Isernia, Termoli, Campobasso, Agnone, Venafro, non sono più punti isolati, ma nodi di una rete che chiede ascolto.
Questa è la nuova grammatica della protesta: visiva, partecipata, intergenerazionale. E il Molise insegna all’Italia come si difende un diritto.
EB













