venerdì 6 Febbraio 2026
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Nasce il Comitato del No: magistrati, avvocati, docenti e cittadini contro la riforma della giustizia

LARINO. Ieri, alle 17, nella sala “Il Melograno” di Larino, è stato presentato il Comitato del No del Distretto di Campobasso, nato per contrastare la riforma costituzionale sulla giustizia che sarà sottoposta a referendum il 22 e 23 marzo. L’iniziativa, promossa dalla campagna “Giusto dire No” e sostenuta dall’associazione “La Fonte”, ha riunito magistrati, avvocati, docenti universitari e rappresentanti della società civile in un confronto pubblico aperto, acceso, ma civile. Il Molise si mobilita, con la sua componente togata, forense e accademica, per difendere l’autonomia della magistratura e l’equilibrio costituzionale dei poteri.
A guidare la nuova giunta dell’ANM Molise, costituita il 15 dicembre, è il magistrato Giovanni Fiorilli, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Campobasso, che ha voluto fortemente la nascita del comitato: “Ci siamo attivati subito. La scelta iniziale è stata quella di costituire un gruppo di coordinamento con soggetti estranei alla magistratura, per poi aprirci a tutte le componenti della società civile. Siamo presenti su Instagram con il profilo @giustodireno_molise e ci aspettiamo adesioni, ma soprattutto partecipazione. Vogliamo spiegare in modo chiaro le ragioni del No”.
Nel merito, Fiorilli non usa mezzi termini: “Questa riforma l’ANM la boccia in toto. La separazione delle carriere è già di fatto esistente dopo la legge Cartabia. La riforma costituzionale tende a sottoporre il pubblico ministero all’esecutivo, sdoppia il CSM con sorteggio puro per i magistrati e sorteggio guidato per i politici, depotenziando e svilendo la funzione del Consiglio Superiore della Magistratura, che è parte della nostra indipendenza. E poi c’è la disposizione più assurda: l’Alta Corte, dove il magistrato indisciplinare non può ricorrere in Cassazione. In Italia il peggior delinquente può farlo, il magistrato no”.
A fianco della componente togata, si schiera la componente forense. Claudio Neri, avvocato cassazionista, interviene con tono netto: “Mi sono schierato contro da cittadino, prima ancora che da avvocato. Questa è un’operazione di potere finalizzata a scardinare la magistratura, dividerla e indebolirla. Il potere politico ritiene che la magistratura travalichi le sue funzioni, e non c’è giorno che non l’attacchi. Come cittadino, vedo una riforma che non porta nulla di buono. Come avvocato, non vedo alcuna ragione per cui questa riforma possa migliorare il sistema giustizia”.
Neri entra nel dettaglio: “I problemi del sistema giudiziario sono noti: carenza di personale, penuria di magistrati e funzionari amministrativi, lungaggine dei processi, profluvio di leggi che si contraddicono. Nessuno di questi problemi viene affrontato dalla riforma. È una riforma che non tutela il cittadino, non migliora l’efficienza, non rafforza le garanzie. È una riforma che serve solo a indebolire un potere dello Stato”.
Sul piano accademico, interviene il docente Unimol Giovanni Carmellino, esperto di procedura civile: “Sono contrario a questo modo di riformare la giustizia. C’è una destrutturazione del potere giudiziario, che considero l’ultimo avamposto della democrazia, soprattutto in un periodo storico come questo. Questa riforma incide sul processo penale, ma non dimentichiamo il processo civile: pubblico ministero e giudici operano anche lì. Destrutturare la giurisdizione unica produrrà effetti negativi anche sul civile”.
Carmellino insiste sul principio dell’indipendenza: “Se una riforma ha anche solo in prospettiva la possibilità di incidere sull’indipendenza della magistratura, è già un pericolo. Il solo timore è sufficiente per dire No. Non si può sacrificare il certo per l’incerto. L’indipendenza è un pilastro, non una variabile negoziabile”.
Vincenzo Musacchio, docente ed esperto di diritto penale e antimafia, rilancia: “Questa riforma andava fatta meglio, andava discussa in Parlamento con le minoranze, con i magistrati, con gli avvocati. Ci sono parti che non sono neanche costituzionalmente corrette. Sono favorevole alla separazione delle carriere, ma non così. Serve una riforma concertata, sistemica, non interventi a macchia di leopardo. Il sistema penale non si riforma a pezzi”.
Musacchio sottolinea il metodo: “Non è una battaglia, ma un confronto. Mi auguro civile. Ognuno ha le sue opinioni, le sue tesi. Noi siamo schierati per il No perché questa riforma non è una vera riforma della giustizia. È un’operazione politica, non giuridica”.
A chiudere gli interventi, Tina De Michele per “La Fonte”, che ha ospitato l’incontro: “Siamo fermi sostenitori del No. Questa riforma, che falsamente vuole incidere sul sistema costituzionale, in realtà danneggia il cittadino. Tocca l’equilibrio dei poteri dello Stato, su cui si fonda la nostra Costituzione. Nasce da un sospetto, non da uno studio. Il potere giudiziario è garanzia di uguaglianza: non si può riformarlo senza attenzione e rispetto”.
De Michele richiama la storia: “L’immagine dell’arbitro che diventa giocatore è efficace. La separazione delle carriere non può essere una scorciatoia per indebolire il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, sancito dall’articolo 112 della Costituzione. I numeri dimostrano che il passaggio tra funzioni è già frenato. Il problema è altrove”.
Il Comitato del No del Distretto di Campobasso si presenta dunque come un fronte compatto, plurale, radicato. Magistrati, avvocati, docenti, cittadini. Un fronte che non si limita alla denuncia, ma si organizza, comunica, mobilita. Il referendum del 22 e 23 marzo sarà un passaggio cruciale. E il Molise, ancora una volta, si mette al centro.

Emanuele Bracone