TERMOLI. I pescatori del porto di Termoli stanno tirando su dalle reti dei rifiuti. Parte la fase preliminare della sperimentazione Sea Trace, il primo sistema di tracciabilità basato su tecnologia blockchain dedicato ai rifiuti accidentalmente pescati in mare. I risultati completi saranno presentati il 20 febbraio, quando il progetto entrerà nella sua fase operativa estesa.
Il quadro che emerge è duplice: da un lato un’emergenza ambientale che conferma la pressione crescente dei rifiuti sui fondali; dall’altro una criticità gestionale e normativa che rende difficile governare i flussi senza dati affidabili, continui e verificabili. Senza numeri certi, la Legge SalvaMare — che dal 2022 consente ai pescatori di conferire a terra i rifiuti accidentalmente recuperati — rischia di restare un dispositivo incompleto, privo della capacità di trasformare la buona volontà degli operatori in una reale governance del fenomeno.
Sea Trace nasce esattamente per colmare questo vuoto. Sviluppato da The Nest Company, società partecipata da Omnisyst e già attiva nella digitalizzazione dei rifiuti industriali, il sistema permette di seguire ogni rifiuto dal momento del recupero in mare fino al conferimento in porto e al trattamento finale. Ogni lotto viene registrato su blockchain, generando una traccia immutabile che accompagna il materiale lungo l’intera catena di custodia. I pescatori, tramite un’app dedicata, censiscono quantità, tipologia e posizione del ritrovamento: informazioni che diventano immediatamente disponibili per Autorità di Sistema Portuale, Comune, enti di controllo e soggetti gestori.
La scelta della blockchain non è un vezzo tecnologico, ma un tassello di un percorso scientifico già consolidato. Uno studio della Sda Bocconi School of Management, guidato dal prof. Francesco Perrini e dalla prof.ssa Roberta Pisani, identifica infatti nelle tecnologie di registrazione distribuita uno strumento chiave per misurare l’economia circolare, grazie alla possibilità di creare veri e propri passaporti digitali dei materiali basati su dati certificati e non alterabili.
“Portiamo nel contesto marino un modello di tracciabilità già validato nei rifiuti industriali, mettendo a disposizione dati certificati e verificabili anche dalle istituzioni”, spiega Riccardo Parrini, CEO di The Nest Company. Una visione condivisa da Chicco Testa, Presidente del CdA di Omnisyst: “La Legge SalvaMare ha definito il quadro, ma senza dati affidabili non esiste una reale governance dei flussi: la tracciabilità digitale consente di rendere la norma operativa”.
Il progetto è stato avviato tramite un protocollo d’intesa che coinvolge Comune di Termoli, Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale, Innovation Sea, The Nest Company e RES – Recupero Etico Sostenibile, con il supporto di Marevivo. Una rete istituzionale e tecnica che punta a trasformare Termoli in un laboratorio nazionale per la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati.
“Con la sperimentazione Sea Trace – Porto di Termoli”, sottolinea Francesco Mastro, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, “la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati entra in una fase strutturata, trasparente e replicabile”.
Se i primi dati confermano che in alcune aree si pescano più rifiuti che pesci, Sea Trace prova a ribaltare la prospettiva: trasformare un’emergenza invisibile in un flusso misurabile, governabile e finalmente affrontabile con strumenti adeguati.
EB