mercoledì 11 Febbraio 2026
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Tempio crematorio, il “ritorno” di Matteo Fallica

PETACCIATO. Sulla vicenda del “tempio crematorio” interviene anche Matteo Fallica, che sceglie di schierarsi apertamente al fianco dei suoi compaesani.

L’ex consigliere ricorda come, durante il suo mandato, fu proprio la sua presenza in aula a consentire l’approvazione del regolamento sul referendum popolare, con una commissione dedicata alla valutazione dei quesiti presieduta dal giudice Daniele Colucci, oggi alla guida del Tribunale di Larino: uno strumento previsto dagli statuti comunali ma che a Petacciato, a differenza di molti altri centri, è stato effettivamente regolamentato e che ora alcuni cittadini chiedono di attivare proprio su questo tema.

Fallica racconta di essere stato contattato da diversi residenti dopo la notizia del progetto di un forno crematorio, un annuncio che lo ha riportato alla battaglia di cinque anni fa contro la maxi discarica da 60.000 tonnellate annue proposta dalla Med Sea Litter Italia Srl, società costituita appena cinque giorni prima della presentazione dell’istanza. Allora il progetto fu fermato; oggi, sostiene, la stessa logica si ripresenta sotto forma di un impianto crematorio in project financing, un’operazione che definisce “sconcertante” e che a suo giudizio profuma di svendita del territorio.

Dopo aver letto il comunicato del Comitato spontaneo “Aria Pulita Petacciato”, Fallica dice di ritrovare la stessa determinazione e lo stesso senso di responsabilità che animarono la mobilitazione contro la discarica. Le ragioni del dissenso, afferma, sono solide: la giunta ha approvato all’unanimità il progetto di fattibilità senza confronto pubblico e senza un’analisi approfondita degli impatti ambientali e sanitari, nonostante i forni crematori siano equiparati agli inceneritori per le emissioni di polveri sottili, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili e metalli pesanti come il mercurio.

A ciò si aggiunge un dato che Fallica definisce dirimente: nell’ultimo decennio, a Petacciato, solo due cittadini hanno scelto la cremazione. Dov’è, dunque, l’urgenza che la delibera comunale attribuisce all’opera? Per l’ex consigliere, il progetto è calato dall’alto e incompatibile con la vocazione turistica del paese: «Davvero vogliamo trasformare Petacciato in una meta di turismo funerario?», domanda. Annuncia infine che acquisirà tutta la documentazione, incontrerà i cittadini e si metterà a disposizione per ogni iniziativa utile a difendere salute, ambiente e identità del territorio, ribadendo con nettezza la sua posizione: «Il forno crematorio a Petacciato non si farà». E chiude con una stoccata: questa battaglia, avverte, non potrà essere condivisa da chi trae beneficio dalle scelte dell’attuale amministrazione.

EB