mercoledì 7 Gennaio 2026
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Tra 2 giorni l’uscita di Gianni Di Vita dallo Spallanzani: i funerali di Sara e Antonella forse giovedì

CAMPOBASSO. Fra due giorni Gianni Di Vita potrebbe lasciare l’Istituto Spallanzani di Roma, dove è ricoverato dalla fine di dicembre, travolto dalla tragedia che in poche ore gli ha portato via la figlia Sara, 15 anni, e la moglie Antonella di Ielsi, 50 anni. La primogenita Alice, invece, è stata dimessa sabato scorso. Quando anche Gianni potrà tornare a casa – con ogni probabilità l’8 gennaio – Pietracatella potrà finalmente salutare madre e figlia, strappate alla vita tra il 27 e il 28 dicembre da una tossinfezione alimentare su cui la Procura di Campobasso e la squadra mobile stanno lavorando senza escludere alcuna pista.
Ad oggi non esiste una risposta, neppure preliminare, su cosa abbia ucciso Sara e Antonella. Lo ha ribadito anche il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri di Pavia, coinvolto dagli inquirenti per fornire un supporto scientifico di massimo livello. Intervistato dal Tgr Molise, Locatelli ha parlato di “un mare magnum di ipotesi che devono essere valutate e misurate, escludendone via via delle altre. Non c’è, in questo momento, nessun’altra modalità di procedere”.
Le sacche di sangue della ragazza e della madre sono state inviate proprio al Centro Antiveleni di Pavia, ma non solo: ulteriori campioni sono al vaglio dello Spallanzani, del Gemelli e dell’Istituto Superiore di Sanità. Parallelamente, l’Istituto Zooprofilattico “Caporale” di Teramo sta analizzando i 19 alimenti sequestrati nell’abitazione di Gianni Di Vita e della madre, a Pietracatella, per ricostruire con precisione la catena degli eventi che ha portato all’intossicazione.
Il quadro finale emergerà dall’incrocio tra queste analisi e l’autopsia eseguita dal medico legale pugliese Benedetta Pia De Luca, affiancata dal gastroenterologo abruzzese Francesco Battista Laterza. Un lavoro complesso, che richiede tempo e rigore: i risultati definitivi sono attesi per la fine di marzo.
Nel frattempo, Pietracatella resta sospesa tra dolore, attesa e un bisogno profondo di verità. Una comunità piccola, ferita, che non si rassegna e che ora guarda a quelle risposte scientifiche come all’unico modo per dare un senso – se mai sarà possibile – a una tragedia che ha travolto un’intera famiglia e scosso l’intero Molise.

EB