CAMPOBASSO. Domani, dalle 10 alle 12, le organizzazioni sindacali Faisa-Cisal, Filt-Cgil e Fit-Cisl saranno in presidio davanti alla Prefettura di Campobasso per denunciare, ancora una volta, lo stato di abbandono in cui versa il Trasporto Pubblico Locale molisano. Una mobilitazione che non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un quadro ormai strutturale di criticità: ritardi nei pagamenti, violazioni contrattuali, condizioni di lavoro giudicate umilianti e un sistema regionale incapace di produrre soluzioni credibili.
Il presidio arriva infatti dopo mesi di segnalazioni, scioperi, richieste di confronto e appelli rimasti senza risposte concrete. Le sigle sindacali parlano apertamente di “assenza di iniziative valide” da parte della Regione Molise, accusata di aver lasciato incancrenire un settore già fragile, mentre le aziende continuano a operare in un regime di sostanziale impunità.
UN SETTORE AL LIMITE: IL RACCONTO CHE ARRIVA DAL TERRITORIO
Dalle testimonianze raccolte negli ultimi mesi – anche attraverso la rete di osservazione territoriale che emerge spesso nelle cronache locali, Termoli compresa – il quadro è sempre lo stesso:
• lavoratori costretti ad anticipare di tasca propria somme per la bigliettazione;
• turni massacranti e soste in luoghi privi di servizi;
• percorrenze non realistiche e fermate non a norma;
• contributi previdenziali versati in ritardo;
• assenza di un controllo reale sulla qualità del servizio.
Una condizione che, come più volte sottolineato dai sindacati, non riguarda solo Campobasso, ma attraversa l’intero territorio regionale, dal capoluogo alla costa. Anche nel basso Molise, infatti, gli utenti lamentano corse saltate, mezzi obsoleti e un sistema che non garantisce continuità né dignità.
IL NODO DEL BANDO E DEL “DOPPIO LOTTO”
Sul tavolo resta anche la questione del bando per l’affidamento del Tpl. Le organizzazioni sindacali temono che la riproposizione del doppio lotto possa consolidare un sistema frammentato, scoraggiando operatori nazionali ed europei e lasciando il settore nelle mani di aziende locali già in difficoltà.
Un rischio che, secondo i sindacati, ricadrebbe direttamente su lavoratori e utenti, aggravando ulteriormente un servizio già percepito come inefficiente e disorganizzato.
Il presidio di domani non è solo una protesta, ma un invito esplicito alle istituzioni a interrompere la spirale di inerzia e ad assumersi responsabilità chiare.
Le parti sociali chiedono controlli indipendenti, regolarità nei pagamenti e un ripensamento complessivo del sistema.
EB

