TERMOLI. Il teppismo sta cambiando pelle. E sta diventando qualcosa di più grave, più violento, più distruttivo.
Chi vive la città ogni giorno lo vede con chiarezza: il malessere crescente di una parte dei giovani non si limita più a sfogarsi con il danneggiamento, ma punta alla demolizione totale dei beni pubblici, come se colpire ciò che appartiene a tutti fosse l’unico modo per sentirsi vivi.
Nel fine settimana due panchine in marmo di piazza Sant’Antonio sono state fatte esplodere con petardi, ridotte in frammenti che abbiamo dovuto rimuovere all’alba. A Difesa Grande, nell’area giochi, sono state divelte le sedute in acciaio dei nuovi attrezzi fitness, appena installati e già ripristinati questa mattina dal settore Lavori Pubblici.
In via dei Pruni sono stati abbattuti cestini, sradicati come fossero ostacoli da eliminare. È una sequenza che non si interrompe: ogni giorno c’è un bene da riparare, un pezzo di città da rimettere in piedi, un segno di inciviltà da cancellare.
Ma quando non si tratta più di danneggiamento, bensì di distruzione, il colpo fa più male. La videosorveglianza, per quanto potenziata, non potrà mai coprire ogni angolo della città né può essere l’unico argine.
Per questo viene chiesta una collaborazione più ampia e immediata da parte dei cittadini: segnalare alle forze dell’ordine atti di teppismo è un dovere civico, soprattutto quando avvengono con tale forza e rumore da rendere impossibile che nessuno abbia visto o sentito. Difendere i beni pubblici significa difendere la nostra comunità, la nostra identità, la nostra idea di convivenza.
Non possiamo permettere che la distruzione diventi normalità. La città reagisce solo se la città si riconosce parte lesa.
EB

