TERMOLI. Continua a far discutere l’inchiesta aperta dalla Procura relativa alla gestione degli abbonamenti della società di trasporto Sati, che ha coinvolto dipendenti e componenti del consiglio di amministrazione. La vicenda, complessa e articolata, riguarda il periodo 2019-2023, con verifiche in corso anche per il 2024, e si concentra su annullamenti di abbonamenti che la Procura sospetta possano aver portato a un’appropriazione indebita e a danni economici alla Regione Molise per circa 818.000 euro.
Secondo quanto emerso, tra le persone coinvolte ci sono due figure di vertice: il presidente della società, sotto indagine per presunte irregolarità legate alla gestione degli abbonamenti, e un altro componente del consiglio di amministrazione, indagato per il periodo in cui era conducente. Entrambi, come confermato dai legali che li difendono, non hanno contestazioni dirette sulla gestione dell’azienda stessa. “La posizione dell’azienda è chiara – spiegano dai legali –: non è coinvolta in alcuna condotta illecita”.
Oltre ai due vertici, risultano indagati anche cinque addetti alle biglietterie di Termoli, Isernia e Campobasso. L’ipotesi di reato contestata è principalmente quella di truffa aggravata ai danni della Regione e truffa nelle pubbliche forniture, con il sospetto che alcuni annullamenti di abbonamenti possano aver costituito un tentativo di arricchimento personale da parte degli indagati.
Le indagini sono scaturite da una denuncia presentata da una socia della società, che ha sollevato dubbi sulle procedure di gestione degli abbonamenti. Gli abbonamenti, come spiegato dai legali, vengono inseriti e registrati in Bluservice, società che gestisce il sistema informatico per conto della Regione Molise, e sono soggetti a controlli periodici. Tuttavia, alcune modifiche e annullamenti, in certi casi fisiologici, hanno attirato l’attenzione della Procura.
In particolare, ogni anno si registra una quota di annullamenti pari al 10% degli abbonamenti, dovuta a motivi ordinari come cambi di turno di lavoro o variazioni scolastiche. “Ad esempio – spiegano Gaetano Caterina e Mariano Prencipe – se uno studente ha un abbonamento da lunedì a sabato e poi cambia le esigenze, è normale richiedere la modifica del titolo. Questi passaggi vengono comunque registrati e tracciati”.
Il periodo 2020, caratterizzato dalla pandemia di Covid-19, ha reso ancora più complessa la situazione. In quell’anno, le corse non sono più partite da marzo, e molti abbonamenti sono stati annullati per forza di causa maggiore. “Si tratta di situazioni particolari che possono spiegare gran parte delle contestazioni relative a circa 250.000 euro di abbonamenti di quell’anno”.
Secondo la Procura, invece, vi sarebbero casi in cui gli annullamenti non sarebbero stati giustificati, e i fondi derivanti dagli abbonamenti annullati sarebbero stati sottratti alla rendicontazione regionale, finendo nelle mani degli indagati. Si tratterebbe, secondo gli inquirenti, di uno schema di appropriazione indebita e tentativo di arricchimento personale, realizzato attraverso operazioni informatiche sui sistemi di gestione degli abbonamenti.
La questione, sottolineano i legali, è estremamente complessa: non tutti gli annullamenti costituiscono illecito. Spesso si tratta di correzioni necessarie per esigenze degli utenti, come modifiche di percorso o fermate anticipate richieste dai passeggeri. La Procura, quindi, deve dimostrare che gli indagati abbiano effettivamente sottratto i fondi alla Regione.
Negli ultimi mesi, alcuni sequestri preventivi sono stati annullati dal giudice del riesame. In particolare, i telefoni di due dei componenti indagati – il presidente e un membro del consiglio di amministrazione – erano stati sequestrati, ma il tribunale ha giudicato illegittimo il provvedimento e ne ha disposto la restituzione. La decisione riguarda anche uno dei bigliettai, difeso dall’avvocato Nicola Cerulli, il cui sequestro era stato annullato pochi giorni fa.
Le somme contestate dalla Procura ammontano complessivamente a circa 818.000 euro, e riguardano abbonamenti e annullamenti effettuati tra il 2019 e il 2023, con approfondimenti in corso anche per gli anni 2024 e 2025. “Il problema non è soltanto la cifra – spiegano i legali – ma la difficoltà di distinguere gli annullamenti fisiologici da quelli eventualmente illeciti”.
Il caso ha avuto grande risalto perché coinvolge figure di vertice e perché, se confermate le accuse, rappresenterebbe un danno significativo per la Regione Molise. Tuttavia, la posizione dell’azienda rimane ferma: Sati non è parte attiva nelle contestazioni, e considera le condotte oggetto di indagine come comportamenti individuali dei dipendenti e dei dirigenti.
Per il momento, la magistratura sta acquisendo tutti i dati relativi agli abbonamenti, analizzando le procedure e verificando la corrispondenza tra i titoli annullati e le rendicontazioni della Regione. Solo al termine di questa fase sarà possibile stabilire se si sia trattato di un illecito o di normale gestione amministrativa.
La vicenda mette in luce le complessità della gestione dei servizi pubblici e delle società di trasporto regionale, dove anche piccole modifiche o errori informatici possono essere oggetto di accertamenti legali. La Procura, infatti, non ha escluso ulteriori verifiche sugli abbonamenti e sui rimborsi, al fine di chiarire ogni possibile responsabilità.
In attesa di sviluppi, la vicenda resta sotto stretta osservazione: i legali difensori dei coinvolti sottolineano la correttezza della gestione aziendale e la regolarità delle procedure, mentre la Procura prosegue con l’analisi dei dati per accertare eventuali condotte illecite. La prossima fase dell’indagine sarà determinante per stabilire se le somme contestate siano effettivamente riconducibili a un comportamento fraudolento o a mere discrepanze contabili.
