GENOVA-MOLISE. Dopo trent’anni di indagini e misteri, la morte di Nada Cella, la giovane segretaria uccisa nel 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari, ha finalmente un colpevole. La Corte d’Assise di Genova, guidata dal giudice Massimo Cusatti, ha inflitto 24 anni di carcere ad Anna Lucia Cecere, originaria di Venafro, in Molise.
Soracco è stato invece condannato a due anni per favoreggiamento: secondo i giudici, avrebbe omesso informazioni importanti riguardanti le telefonate della presunta assassina. Per Cecere, oltre alla pena detentiva, sono previste provvisionali alle parti civili.
Il caso, rimasto irrisolto per decenni, era stato riaperto nel 2021 grazie a una revisione approfondita degli atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dell’avvocata della famiglia di Cella, Sabrina Franzone. Secondo l’accusa, Cecere avrebbe agito per gelosia e desiderio di sostituirsi alla vittima nello studio e nella vita di Soracco.
La sentenza ha provocato forti emozioni: la madre di Nada, Silvana Smaniotto, ha accolto la notizia con un mix di sollievo e commozione, mentre i difensori di Cecere hanno già annunciato l’intenzione di appellarsi.
Si tratta del primo cold case italiano risolto in primo grado senza l’ausilio di prove scientifiche, grazie alla ricostruzione della dinamica del delitto e del movente da parte della pm e della squadra mobile di Genova.

