venerdì 16 Gennaio 2026
Cerca

«Pietracatella perde due fiori ma Sara e Antonella continueranno a vivere dentro di noi»

PIETRACATELLA. C’è dolore nei volti della gente di Pietracatella. Un dolore composto, visibile negli sguardi bassi, nei passi lenti, nelle lacrime trattenute a fatica. Il paese si è fermato per Sara e Antonella, figlia e madre, due vite spezzate in pochi giorni e diventate il lutto di un’intera comunità.

La camera ardente, aperta venerdì 9 gennaio nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, ha accolto per ore un flusso continuo di persone. Cittadini, amici, parenti, ma anche i compagni di classe di Sara, entrati in silenzio, uno alla volta, per un ultimo saluto. Davanti ai feretri, una bara bianca e una marrone, una accanto all’altra, il raccoglimento è stato totale. Nessun rumore, poche parole, solo il tempo necessario per fermarsi, guardare, pregare.

Nella mattinata di sabato 10 gennaio la camera ardente ha lasciato spazio ai funerali. La bara bianca di Sara ha aperto il corteo, seguita da quella marrone di Antonella. Il paese ha accompagnato madre e figlia lungo le vie principali, in un silenzio compatto, senza clamore. I compagni di scuola di Sara hanno camminato insieme, stretti tra loro, mentre la comunità intera ha partecipato a un addio che ha segnato profondamente Pietracatella.

La cerimonia religiosa è iniziata in una chiesa gremita. I funerali si sono svolti tra commozione e raccoglimento, lasciando un segno profondo in un paese che, terminato il rito, è rimasto sospeso nel silenzio. Un silenzio che racconta una ferita ancora aperta, destinata a restare nella memoria collettiva.

Nel corso della funzione ha preso la parola il sindaco Antonio Tomassone, rivolgendosi alla comunità e alla famiglia con un intervento che ha segnato uno dei momenti più intensi della veglia. Il suo discorso è stato pronunciato con voce ferma ma visibilmente provata.

«Caro Gianni, oggi siamo qui, tutti insieme, per ricordare Sara e Antonella. Sara, una ragazza di appena 15 anni, carica di vita. Una ragazza che non aspettava il mondo, ma gli andava incontro. Una vitalità autentica, contagiosa, luminosa. Antonella, una donna, una madre, una professionista. Riservata, sempre presente per la sua famiglia, per la comunità, per chiunque avesse bisogno. Una donna unica, nel senso più autentico e nobile del termine. Ecco perché oggi Pietracatella piange due fiori. È difficile trovare parole adeguate in questi momenti, e sappiamo purtroppo che nulla e nessuno potrà restituirci Sara e Antonella. Questa è la verità con cui dobbiamo fare i conti. Eppure, in questi giorni duri e intensi, ho maturato un’altra convinzione: Sara e Antonella continueranno a vivere dentro di noi, in chi le ha conosciute, amate, incrociate anche solo per un istante. Vivranno nei nostri pensieri, nei ricordi dei giorni felici, ogni volta in cui il loro sorriso ci sorprenderà, senza preavviso. Cara Alice, dovremmo essere noi a dare conforto, invece oggi sei tu che sostieni tutti noi. Ti ho visto nascere e crescere, diventare la donna che sei oggi. Assomigli profondamente a tua madre e a tua nonna Carmela, nella forza e nel silenzio. Sei stata tu, in quei giorni difficili, a dare forza e speranza a tutti. Io ci sarò sempre, e noi ci saremo sempre. La comunità ti sarà vicina per sempre».

Il corteo si è diretto al cimitero, dove le due bare sono state sepolte nello stesso settore, come richiesto dalla famiglia. Il silenzio è durato fino alla conclusione della cerimonia, interrotto solo dai singhiozzi sommessi dei presenti. Nessuna parola ha potuto descrivere pienamente il dolore della comunità, ma ogni gesto ha raccontato la partecipazione e la vicinanza al lutto della famiglia.

Pietracatella ha vissuto una giornata di lutto collettivo. Il ricordo di Sara e Antonella resterà indelebile: due vite portate via troppo presto, una madre e una figlia unite anche nell’ultimo saluto. Un dolore che non riguarda solo la famiglia, ma tutto il paese e l’intero Molise, che oggi piangono insieme due donne che hanno lasciato un vuoto impossibile da colmare.

Durante la funzione, il parroco, don Stefano Fracassi, si è rivolto alle amiche in lacrime di Sara: «Usate la vostra vita per amare ed essere amati, come avrebbe voluto Sara». E sulle note di Forever Young, i palloncini bianchi bianchi e rossi, sono stati lasciati liberi, tra gli applausi e le lacrime dei presenti.

AZ