CAMPOBASSO. Campobasso resta sospesa in un’attesa che pesa come piombo. A parlare – con la prudenza di chi sa di muoversi in un terreno ancora pieno di incognite – è la dottoressa Benedetta Pia De Luca, medico legale incaricata dalla Procura nell’inchiesta sulla morte della quindicenne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute un mese fa all’ospedale Cardarelli dopo un improvviso e devastante quadro clinico. Le bocche degli inquirenti restano cucite, e anche la seconda sessione degli accertamenti autoptici, svolta ieri al Policlinico di Bari nel laboratorio di campionamento dell’Unità di Anatomia patologica universitaria, non ha prodotto risposte immediate. La De Luca ha riconvocato consulenti degli indagati e delle parti civili per procedere a ulteriori esami irripetibili sugli organi prelevati il 31 dicembre all’obitorio del Cardarelli, dove si era svolta la prima fase dell’autopsia. Una ricostruzione complessa, stratificata, che richiede tempo e che non consente scorciatoie: gli esiti definitivi arriveranno – salvo imprevisti – entro la fine di marzo.
Nel frattempo, si attendono nei prossimi giorni i risultati degli esami tossicologici eseguiti dal Centro antiveleni di Pavia sul sangue delle due vittime, morte secondo l’ipotesi investigativa più accreditata per una possibile tossinfezione alimentare. Ma un tassello cruciale dell’indagine è ancora fermo: i campioni dei 19 alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, dove la famiglia Di Vita aveva consumato gli ultimi pasti nei giorni precedenti al Natale, sono ancora all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “Giuseppe Caporale” di Teramo. Lì devono essere sottoposti a esami chimici e tossicologici in grado di confermare o smentire la pista alimentare, ma la relazione non è stata ancora trasmessa alla Procura.
Il quadro resta dunque avvolto nel mistero. Nessuna fuga in avanti, nessuna anticipazione: “Aspettiamo le altre indagini, ora non posso dire nulla”, ha ribadito la dottoressa De Luca. Una frase che pesa, perché dice tutto e non dice nulla. E intanto, tra Campobasso e Pietracatella, resta solo un’attesa che non consola e non chiarisce, mentre una comunità intera continua a chiedere verità su una tragedia che ha spezzato due vite e lasciato un vuoto che nessun referto potrà colmare.
EB

