venerdì 6 Febbraio 2026
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Alban Kraja presenta “Skanderbeg e la campagna d’Italia” a Palazzo Norante

CAMPOMARINO. Nella serata di ieri, la suggestiva cornice di Palazzo Norante a Campomarino, ha ospitato la presentazione del libro Skanderbeg e la campagna d’Italia del noto storico e giornalista Alban Kraja, un appuntamento che ha unito storia, memoria e identità culturale. La data non è stata scelta casualmente: proprio il 17 gennaio del 1468 moriva in Albania Giorgio Castriota Skanderbeg, all’età di 62 anni. L’incontro si è così trasformato anche in un momento di commemorazione, carico di significato simbolico ed emotivo.

A presenziare all’evento il presidente dell’associazione Arbëreshet të Këmarinit, Costantino Manes, la vicepresidente Vilma Corri Ndoci e l’assessore alle politiche sociali Rossella Panarese, che hanno sottolineato l’importanza di iniziative capaci di valorizzare la storia e l’eredità arbëreshe del territorio. Alban Kraja, visibilmente onorato di essere a Campomarino, ha ricordato come questa fosse la sua prima volta in Molise, regione che ha definito unica nel panorama italiano perché non segnata dal calo demografico, ricca di bellezze naturali e culturali, e capace di attirare attenzione anche per iniziative artistiche come i murales che ne stanno raccontando l’identità.

Kraja ha spesso viaggiato nelle realtà arbëreshe d’Italia, dalla Puglia alla Calabria, e ha espresso l’auspicio che Campomarino possa diventare in futuro un punto di riferimento per gli Albanesi interessati a un turismo culturale consapevole, come già accade in Sicilia, dove esistono comunità di origine arbëreshe di cinquemila o seimila abitanti alle porte di Palermo. Una prospettiva favorita anche dalla vicinanza geografica con le coste albanesi, che rende il legame tra le due sponde dell’Adriatico ancora più naturale e profondo.

Nel corso della presentazione, Alban Kraja ha guidato il pubblico in un viaggio appassionato nella figura di Giorgio Castriota Skanderbeg, non solo eroe nazionale albanese ma personaggio centrale della storia europea del Quattrocento. Principe e generale di straordinaria abilità, Skanderbeg riuscì per oltre vent’anni a fermare l’avanzata dell’Impero Ottomano, in uno dei momenti più bui per l’Europa cristiana, quando dopo la caduta di Costantinopoli la minaccia turca incombeva anche su Roma. L’obiettivo del sultano era chiaro: portare la mezzaluna fino a San Pietro. Skanderbeg, con eserciti numericamente inferiori – spesso venti o venticinquemila uomini contro armate ottomane di oltre duecentomila soldati – riuscì a resistere, difendendo non solo la sua terra ma l’intero continente.

La campagna d’Italia di Skanderbeg, al centro del libro di Kraja, rappresenta uno degli episodi più significativi e meno conosciuti della sua vita. Tra il 1460 e il 1462, il condottiero albanese attraversò l’Adriatico per sostenere Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli, minacciato dagli Angioini. La presenza di Skanderbeg e dei suoi uomini fu decisiva per l’esito del conflitto, rafforzando il legame tra Albania, Regno di Napoli e Repubblica di Venezia, per le quali egli rappresentò una figura strategica e fondamentale.

La grandezza di Skanderbeg ha attraversato i secoli, lasciando tracce profonde nella cultura europea. Oltre mille opere gli sono state dedicate; Antonio Vivaldi compose un’opera a lui intitolata, rappresentata per la prima volta a Firenze, mentre Voltaire gli riservò ampi passaggi nelle sue opere, riconoscendone il valore umano e militare. Anche Napoleone Bonaparte lo citava come modello di stratega e condottiero. Skanderbeg non perse mai una battaglia, né sul piano militare né su quello umano, diventando simbolo di coerenza, resistenza e visione politica.

Accanto al guerriero, Kraja ha voluto restituire anche il ritratto di un uomo moderno e romantico. Skanderbeg ebbe accanto una donna straordinaria, Andronica Arianiti, figlia di un grande principe e condottiero. Non fu una figura marginale, ma una compagna che lo affiancò e lo sostenne, al punto che Skanderbeg le dedicava sonetti. Un re all’avanguardia, capace di coniugare forza militare e sensibilità culturale, molto lontano dall’immagine stereotipata del semplice guerriero.

Nel suo intervento, Alban Kraja ha ricordato come gli arbëreshë siano arrivati in Italia anche prima dell’epoca di Skanderbeg e come nei loro paesi sia rimasta viva la lingua albanese. Al Nord le comunità sono più sparse e meno riconoscibili, mentre al Sud sono più compatte. In epoca medievale, ai tempi di Sigismondo Malatesta, esisteva addirittura un vero e proprio quartiere albanese. Molti cognomi italiani hanno origine albanese, anche se spesso chi li porta non ne è consapevole. Kraja ha sottolineato come la lingua albanese sia considerata da molti studiosi una delle più antiche d’Europa, alla base delle lingue indoeuropee, una tesi che continua ad alimentare il dibattito accademico, soprattutto con il mondo greco.

Alban Kraja, giornalista e storico, fondatore del quotidiano “Lajmetari”, è noto per il suo impegno nella divulgazione storica e nella valorizzazione dell’identità albanese e arbëreshe. Con il libro Skanderbeg e la campagna d’Italia offre un contributo prezioso alla conoscenza di una pagina fondamentale della storia mediterranea, rafforzando il dialogo culturale tra Italia e Albania.

La serata di Campomarino si è così conclusa come un momento di forte partecipazione e consapevolezza, dimostrando come la storia di Skanderbeg non appartenga solo al passato, ma continui a parlare al presente, alle comunità arbëreshe e all’Europa intera, come esempio di resistenza, unità e identità condivisa.

Angelica Silvestri