mercoledì 11 Febbraio 2026
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Anche artisti molisani tra le 130 “tessere ribelli”: l’arte collettiva del puzzle torna a Palazzo Chigi

TERMOLI. Sabato 31 gennaio 2026 alle ore 17:30, nella Sala Orsini di Palazzo Chigi, si inaugura la mostra “Tutti Puzzle per l’Arte: tessere ribelli”, a cura di Bruno Aller, Marisa Facchinetti e Vinicio Prizia. L’esposizione sarà visitabile fino al 14 febbraio, dal martedì al sabato, con orario 10:30–13:00 e 15:30–18:00.
Il progetto, nato nel 2003 da un’idea di Aller e Facchinetti e presentato per la prima volta alla galleria “Arte e Pensieri” di Roma con 27 opere, è oggi una composizione magmatica di 130 tessere-puzzle, ciascuna firmata da un artista diverso. Ogni tessera è un frammento autonomo, ribelle, che rifiuta l’omologazione stilistica e si offre come segno identitario, poetico, politico.
Nel tempo, il puzzle ha navigato tra luoghi e linguaggi: dall’Università di Tor Vergata con il contributo critico di Stefano Gallo, alla Bau Art Basel di Basilea, fino al Palazzo Merulana di Roma e all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera. Ogni tappa ha ampliato la trama, accogliendo nuovi autori e nuove visioni.
A Formello, grazie all’impegno del direttore artistico Vinicio Prizia e al sostegno dell’Assessorato alla Cultura, l’opera torna a mostrarsi nella sua forma più espansa e dissonante. Le tessere, montate e incastrate secondo una logica volutamente non convenzionale, generano una texture che sfida le regole espositive tradizionali e propone un “sentiero poetico” libero, fluido, in continua metamorfosi.
Il titolo “Tutti” è dichiarazione di intenti: nessuna gerarchia, nessun artista di scuderia, ma una faretra di frecce divergenti che mirano alla pluralità dell’essere in arte. Il puzzle diventa così un mosaico dinamico, imprevedibile, dove ogni tessera è una voce autonoma che dialoga con le altre senza cercare armonia forzata.
Tra i 130 artisti figurano nomi storici e nuove presenze: da Bruno Aller a Pablo Echaurren, da Lamberto Pignotti a Franco Purini, da Teresa Pollidori a Yun Jung Seo. Spiccano, tra gli altri, anche Nino Barone, Renato Marini, Sara Pellegrini e Achille Pace, la cui presenza conferisce ulteriore rilievo e profondità al progetto.
Un caleidoscopio di segni, materiali, visioni che restituisce all’arte la sua funzione originaria: essere strumento di conoscenza, di bellezza indefinita, di ribellione poetica.